overmarket.

13 dicembre 2011

giravo al conad qualche giorno fa, proteso nella risoluzione di un problema che per troppo tempo abbiamo taciuto, anche se è comune poi a tutti. un pò come la cacca, le seghe, e la crisi.
ma stavolta si parla di puzza d’ascelle.
perchè io, all’alba dei 27, riesco a sudare sotto le ascelle anche d’inverno, con meno 10 al sole. a volte sudo di più dalla destra, a volte dalla sinistra, a volte da entrambe. se la giornata è intensa lo si capisce dal grado di acidità delle mie concavità sottospalla.
ma non c’è niente che un buon deodorante possa risolvere. e dopo anni di ricerche, ho deciso di optare per l’axe, che quando ero pubico (cioè in pubertà) mi bruciava le ascelle peggio che una passata di napalm.
ma quale prendere? africa, o brezza marina?

bhè, non so voi, ma io di avere l’odore di un negro non ci tengo proprio (con tutto il rispetto, eh, mica stiamo razziando qua, cioè che non stiamo essendo razzisti), quindi aroma africa proprio no. meglio marina, magari odorerò di capitone ma sempre meglio che niente.

com’è difficile conquistarsi un angolo di paradiso al giorno d’oggi. quasi quanto comprare un buon deodorante. però, da quando ce l’ho, odoro meglio. vorrei andare in giro per strada e fermare tutta la gente a dire “odora, senti mo qua che bella marinata che c’è!” ma qualcosa mi dice che è meglio non farlo.
oggi finalmente ha piovuto, che qua sarà stato 2 mesi che non faceva mezza goccia.

forse coi soldi il paradiso si può comprare. ma tanto di soldi non ne ho mica.

bhè, facce di merda, anche se si avvicina il natale, non aspettatevi un regalo. e non rompetemi il cazzo perchè è un post noioso, perchè è talmente corto che non si fa nemmeno in tempo ad annoiarsi!

caro amico, c’è crisi e io ti scrivo.

2 dicembre 2011

caro amico mio,
come te la passi nel tuo viaggio intorno al mondo? hai poi trovato quello che stavi cercando, o lo stai ancora cercando? spero che tu stia bene e in buona salute.
io qua tiro avanti, ma sto abbastanza bene dai, non mi lamento. come avrai sentito in giro, c’è crisi, grossa crisi. in realtà se ne parla da qualche anno, anche se sembra che il peggio debba ancora venire. forse si riferiscono al fatto che tra poco ricomincia il grande fratello. o che faranno ancora il festival di sanremo.
in ogni caso, io un pò me la rido, perchè è da tanto che dico che la crisi è cominciata. io è 10 anni che lo dico. il giorno che ho visto la prima pubblicità del grande fratello, ho pensato “cazzo, questo è l’inizio della fine”. ma nessuno mi ascoltava. solo tu mi davi ragione, ti ricordi?
eravamo al bar e fissavamo le tette della cameriera dietro al bancone (gran ragazza quella, è ancora bella come 10 anni fa!) e tu dicesti “io voglio quelle tette!” io pure, risposi. certo, quando dopo siamo andati al centro commerciale e ti ho visto sognante di fronte alla vetrina di intimissimi avrei dovuto capire che avremmo voluto la stessa cosa, ma in 2 modi diversi.
ma anche se c’è la crisi non ce la passiamo male, dai. certo, la de filippi è ancora viva, ma almeno ho talmente tanto di quel lavoro da fare che non ho più occasione di vedere uno straccio di televisione, anche se molte ore le faccio gratis. però almeno così posso distrarmi! purtroppo non tutti stanno bene come me, non so se ti è capitato di leggere qualche giornale italiano, ogni tanto, cmq ci sono dei grossi problemi. ma molto grossi. per esempio, c’è un video porno di belen che gira per internet, e silvio, anche lui non se la passa tanto bene, visto che ora che non è più presidente del consiglio, prende il caffè al bar e poi va ai suoi processi. lo sai che carla bruni è incinta?
ah dimenticavo… ogni tanto passa un alluvione al sud e si porta via un mezzo paese e ne muoiono un pò. a proposito di alluvioni, ti ricordi che andavamo al mare io e te? sai che l’ultima volta che ci sono andato penso che sia stata proprio con te, tanto tempo fa. del resto, come me la spalmavi tu la crema, non lo faceva nessuno. ci mettevi una tale energia…cmq sono ancora convinto che non servisse mettermela sulle chiappe, il sole lì non l’ho mai preso!
caro amichissimo mio, ieri ho letto una storia su novella 2000 (che a mio avviso ci sono gli articoli più interessanti lì, tipo “il”, poi c’è anche il “lo” e il “la”, che pensa è anche una nota musicale, l’ho scoperto grazie alla carla bruni che fa anche la cantante, lo sapevi? povera donna, pensa che potrebbe campare di rendita e invece fa la mamma e canta anche per guardagnare quattro soldi in più… cosa vuoi, c’è crisi…..) dicevo, su novella 2000 ho letto che una povera ragazza, dopo aver fatto 4 interventi di chirurgia estetica per diventare bellissima e riuscire finalmente a fare il lavoro della sua vita (la testimonial della “Nett” quella che fa i fazzoletti da naso), si è fatta portare via il lavoro da una laureata, pure bruttina, che però ha fatto 5 anni di economia e commercio e parla anche 2 lingue. l’hanno presa solo perchè nella città dove lavora è pieno di russi e lei parla russo e vende i fazzoletti ai russi. ma si potrà, dico io? cioè, una si fa il culo (scusami il termine) per diventare bellissima, poi arriva la prima bruttina che solo perchè è più intelligente e più brava con le lingue e coi numeri ti porta via il lavoro? ma in che paese viviamo….
comunque, per fortuna che la televisione ci insegna che dobbiamo essere egoisti, e comincio a notare con piacere che anche qualche genitore moderno trasmette questi bei valori ai suoi figli, come l’egoismo, l’arrivismo e il menefreghismo. pensa che nella scuola dove lavora un amico mio, finalmente i professori hanno capito che siamo tutti uguali, quindi hanno smesso di dare meno compiti ai bambini dislessici e con problemi. solo perchè io sono nato normale e tu no, devo sgobbare di più? mica te l’ha ordinato il dottore di nascere mongolo, caro mio, i tuoi genitori potevano anche abortire, questo è un paese libero, nessuno ti obbliga a venire al mondo!!
insomma, come vedi, nonostante la crisi, qualche nota positiva c’è. è un peccato che io però debba rinunciare al taglio dal parrucchiere, all’aperitivo in centro e a quel bel rolex da 3000 euro, che fa tanto roger federer. eh, ma sai com’è, in tempi di crisi bisogna tirare la cinghia e fare dei sacrifici! pensa che persino in parlamento, i senatori eletti nella prossima legislatura, cioè dal 2013, non percepiranno più il vitalizio mensile di qualche migliaio di euro una volta che a 60 o 65 anni andranno in pensione. io invece sono contento che in pensione ci andrò tardissimo, così continuo a lavorare e non ho tempo per vedere la tivù.
ora è meglio che vada, ti ringrazio per quella bella cartolina che mi hai mandato, coi tacchi sembri proprio più alto, sai? superi anche quel ragazzone muscoloso con la pelle scura che ti abbraccia in vita, quello alla tua destra, dico, non quello alla tua sinistra e nemmeno quello alle tue spalle, che quello è più alto di tutti!
a presto, e fai buon viaggio.

uomo sbagliato

REQUIEM II

7 novembre 2011

il ragazzo biondo si chiamava Gael. aveva 26 anni.
il suo cervello al momento era sparso per la stanza e per il muro, sotto gli occhi di Victor e Jerome. nonostante questo, rimaneva un organo prodigioso.
Gael riusciva ad usare la memoria in modo quasi inumano: poteva richiamare qualsiasi ricordo, non importa quanto vecchio fosse. da quando era stato capace di intendere e di volere, lui si ricordava tutto. a 1 anno e qualche mese si trovava seduto in mezzo alla strada, circondato da lamiere in fiamme, benzina, olio. l’incidente in cui i suoi erano morti.
e lui era illeso.
da quel momento in poi aveva visto solo ospedali, orfanotrofi, e case famiglia.
all’inizio pensavano fosse stupido. non parlava. non partecipava a nulla. ma a 2 anni, era già in grado di applicare certi automatismi matematici come il raggruppamento di oggetti simili, e a 3 sapeva contare, anche se in modo non cosciente. non sapeva contare come contano i bambini alle elementari, semplicemente se gli mettevano davanti 10 matite, lui le raggruppava a 2 a 2. se invece erano più di 10, gli elementi per gruppo aumentavano.
una volta, aveva raggruppato 100 mattoncini lego in 20 gruppi da 5.
a 6 anni leggeva e contava come un bambino di prima media.
la cosa che nessuno a parte lui sapeva, è che riusciva a capire le persone. non solo capiva quello che dicevano, ma capiva se mentivano, e capiva cosa gli passava per la testa. capiva se erano buoni, impulsivi, leali, bugiardi.
a 12 anni nessun bambino voleva giocare con lui perchè Gael non perdeva mai. non era bravo negli sport, ma in qualsiasi altro gioco era imbattibile.
a 16 anni morì, nel modo più brutto in cui poteva morire. ucciso.
venne ucciso da un assassino che prima di lui ne aveva ammazzati altri. e mentre moriva, Gael vide i ricordi del ragazzo che era stato ucciso poche settimane prima di lui. l’assassino si sbarazzò del corpo gettandolo in uno scolo nascosto nella boscaglia poco lontano dall’orfanotrofio.
dopo 48 ore, l’assassino vide arrivare 3 poliziotti, accompagnati da Gael. non poteva morire. la morte per lui era solo apparente, non importa in che modo lo facesse. mentre moriva, vedeva quello che gli occhi delle precedenti vittime avevano visto. quella volta entrò in contatto con Victor, che all’epoca non era ancora detective. ma fu l’unico a credere al racconto incredibile di quel ragazzo sporco e in stato confusionale.

“che cazzo di storia è questa?”
Jerome era visibilmente scosso, e parecchio irritato.
stava nell’ingresso assieme a Victor, aspettando.
“ora dobbiamo solo aspettare, Jerome. Gael ci mette un pò di tempo.”
“un pò di tempo a fare COSA?”
“a….come dire….ricomporsi?” non voleva usare la parola resuscitare. Victor era molto religioso, e quello che Gael faceva era tutt’altro che sacro.
“sei fuori di testa?? quello si è sparato un proiettile dritto nel cervello!!”
“lo so. è così che fa. si è ucciso nello stesso modo di Marcus Erlander, in questo modo riesce a vedere tutti i suoi ricordi fino al momento della morte. potrebbe identificare l’assassino, se Marcus l’ha visto in faccia. se poi la pistola è la stessa, dovrebbe andare anche meglio.”
Jerome rinunciò a qualsiasi risposta, si sedette in terra, appoggiato al muro, fissando il pavimento. gli sembrava una follia, e non gli piacevano le follie.
“cerca di stare calmo” gli intimò Victor. “se sei agitato, potrebbe riuscire a guardarti dentro. non è bello.”

dopo pochi minuti Gael aprì la porta. era in piedi, la testa e la faccia sporche di sangue. ma sembrava intero. un pallore mortale aveva invaso il suo volto, e le vene verdi risaltavano sul suo collo e sulle sue guance.
si sedettero nel medesimo soggiorno che aveva visto 2 uomini morire. Jerome osservava come gli schizzi di sangue e di cervello fossero ancora lì, in terra e sul muro, e nonostante questo, il ragazzo fosse in piedi, davanti a lui. come diavolo era possibile?

“stai bene?” gli chiese Gael. Jerome non rispose. gli tremavano le mani. Gael lo guardò con un sorrisino stanco e tirato, stringendo gli occhi, e il detective sentì uno strano formicolio alla base del collo.

“dunque” Victor interruppe il silenzio, preoccupato. “che hai per noi?”

“è lui.” disse Gael. teneva in mano una delle foto appese in soggiorno. la foto mostrava Marcus Erlander e altre 3 uomini. erano tutti vestiti bene, e a giudicare dall’aspetto della vittima, sembrava scattata almeno 10 o 15 anni fa.
“quello vicino a Marcus. coi capelli neri. certo, adesso sono più grigi, e sono di meno. si è anche fatto crescere i baffi. si conoscevano bene, per questo l’ha fatto entrare. Marcus lo stava ricattando. vedi la foto? era la festa di inaugurazione di una grossa impresa. centri commerciali, negozi, locali. tutto in mano a questi signori qui.” Gael battè il dito sulla foto.
“non andò bene. fallirono dopo 2 anni, sputtanando i soldi degli investitori e dei soci. e qui entra in gioco Marcus. era il loro avvocato, li aiutò a falsificare le carte degli investimenti e della bancarotta. persino le perizie del curatore fallimentare erano false. sostanzialmente tutta la società era falsa. dopo le indagini, saltò fuori che il proprietario vero e proprio non era nessuno di loro, e che, dal punto di vista legale, non erano proprietari di niente. secondo il curatore fallimentare, quello che avevano costruito non valeva nemmeno la metà dei soldi che avevano investito inizialmente.”
Victor ascoltava interessato.
“ma la cosa interessante” continuò Gael “è che i nostri signori qui non poterono essere incriminati. come dicevo, saltò fuori che non erano i proprietari, ma soltanto degli “esecutori”, come dei portavoce, che agivano per conto di qualcun’altro. poco prima del processo, saltarono fuori dei documenti che attestavano che anche loro avevano investito alcune somme in questo affare. praticamente, passarono dalla parte delle vittime truffate. ovviamente era tutto falso, non esisteva nessun grande capo malvagio, e la loro idea era questa fin dall’inizio. Marcus era la chiave di tutto. aveva falsificato ogni singola riga dall’inizio, e ci aveva guadagnato sopra parecchio, come tutti gli altri.”
“allora perchè ricattarli dopo tutti questi anni?” chiese Victor, pensieroso.
“aveva bisogno di soldi, più soldi di prima. cancro. gli serviva un trapianto il prima possibile.”
“abbiamo prove di questo…?”
“del cancro? ci sono le sue cartelle cliniche di sopra, in camera da letto, nel primo cassetto del comodino. per quanto riguarda la truffa, il computer è stato ripulito. al momento dell’omicidio, l’assassino aveva una chiavetta usb a penzoloni dal collo e un bel fascicolo di carte sottobraccio. era venuto a portare i soldi in cambio delle prove. ha consegnato il malloppo, ha avuto le prove, e ha fatto bang.”
Victor si grattò il mento, e Jerome lo guardava incredulo.
“nonostante tutto” riprese Gael “in soffitta, c’è una finta cappa del camino. quella vera passa da fuori, ma quando sei dentro non ci fai caso… è sfuggita al suo assassino. sfondatela, dentro c’è una cassa di metallo con dentro un fascicolo bello grosso. non so di preciso che ci sia dentro, ma sono abbastanza sicuro che sia collegato alla faccenda. si aspettava un furto o qualcosa del genere, non certo una pistolettata in testa….”
“è tutto?” chiese Victor.
“è tutto” rispose Gael. “ora ho bisogno di riposare. per il mio compenso, fai come l’ultima volta.”
Jerome non era più scosso come prima, ora era solo arrabbiato. si rifiutava di credere ad una storia che sapeva da telefilm soprannaturale di serie b, e la cosa che lo faceva incazzare ancora di più era il modo in cui il suo compagno pendeva dalle labbra di quel ragazzino. quello, e l’espressione compiaciuta e superiore di Gael.
“aspetta!” disse rivolto a Gael. non aveva intenzioni precise, voleva solo affrontarlo. dirgli che tutto quello era una stronzata e che lui si rifiutava di crederci. del resto, chiunque avrebbe potuto inventarsi una storia del genere. e per ora l’unica prova tangibile era la foto, e non ci voleva molto a indicare un viso a caso tra quelli.
Gael era sulla porta, si voltò e tornò indietro a grandi passi, avvicinandosi a Jerome.
“andate a verificare le prove, prima di dubitare, detective” gli disse in faccia, sorridendo.
Jerome strinse i pugni sostenendo lo sguardo dell’altro. ma Gael non si scompose.
“la verità è che tu non hai amici, questa città ti fa schifo e non sopporti di non fare le cose a modo tuo, soprattutto se salta fuori che poi non hai ragione. ed è esattamente per questo motivo che ti hanno spostato in questa città d’inferno. anche quella notte pioveva, vero?”
Jerome cadde in ginocchio, come se fosse stato colpito allo stomaco. Gael lo guardò con lo stesso sorriso di prima, ma stavolta una punta di compassione gli deformava di poco le guance.
ritornò sui suoi passi, aprì la porta e venne inghiottito nuovamente dalla notte.
Victor si avvicinò al suo collega, incerto.
“ti avevo detto di stare calmo. lui fa così, credimi. l’ho provato sulla mia pelle.”
Jerome si voltò, triste e scuro in volto per la prima volta da quando aveva messo piede nella Vecchia Città.

“ha ragione.”
“cosa?”
“quella notte. pioveva. la notte in cui uccisi un ostaggio.”

fuori, la Vecchia Città piangeva.

novità!

5 ottobre 2011

sappiate che ho appena fatto una scoreggia di 6 secondi almeno, e sono molto fiero di questo!

REQUIEM

3 ottobre 2011

la Vecchia Città piangeva.
e Jerome non ne poteva più. era lì da 4 mesi, si era ambientato abbastanza bene, ma non sopportava quando piangeva.
“è normale, ci farai l’abitudine” gli dicevano.
lui non lo sopportava. in realtà era soltanto un temporale. vento. pioggia. altro vento. ma la Vecchia Città aveva un’architettura tutta sua. era strana, le sue strade, i suoi palazzi, le sue case. gli abitanti più vecchi dicevano che a progettarla e costruirla era stato il demonio in persona, incarnato in qualche architetto stramboide.
a Jerome non gliene fregava un cazzo di tutte queste storie, ma era vero che quando c’erano i temporali la Vecchia Città piangeva. il suono che il vento produceva passando tra i suoi cornicioni spigolosi levigati dalla pioggia era simile ad un pianto, un ululato tagliente e straziante.
e a Jerome questo faceva venire i brividi.
quando aveva saputo del trasferimento non si era disperato, ma non aveva nemmeno fatto salti di gioia. anche di quello, non gliene fregava un cazzo. Jerome aveva 33 anni, faceva il detective e indagava sugli omicidi. nella sua vita non c’era molto altro. viveva da solo, non aveva famiglia, aveva solo “conoscenti” e zero amici. gli piaceva beccare gli assassini e sbatterli dentro. punto.

se non fosse stato così terribilmente apatico, forse, non sarebbe durato 4 mesi nella Vecchia Città.

città dove, a parte il pianto, non succedeva molto. era stato affidato ad un detective più esperto, con cui lavorava in coppia. o meglio, avrebbe dovuto lavorare, perchè da quando era lì non c’era stato nessun omicidio. una volta avevano sparato ad un benzinaio, ferendolo alla spalla. caso risolto in 48 ore, visto che il “rapinatore”, che poi aveva rubato troppo poco per essere definito tale, era rimasto a secco durante la fuga, aveva abbandonato il mezzo all’altezza del quartiere lavorativo, e si era dato alla fuga a piedi, cercando disperatamente un mezzo per proseguire. peccato che nel quartiere lavorativo c’erano solo uffici, e dopo le 22 (al massimo) la gente tornava a casa. uffici chiusi, quartiere vuoto, zero persone, zero macchine da rubare. l’avevano trovato che arrancava a piedi poco fuori città.

“che coglione…” pensava Jerome.
venne distratto dal suo partner, che sedeva 2 scrivanie oltre la sua. era al telefono, e parlava serio. in 4 mesi, non aveva mai visto il suo collega parlare così. lo vide poggiare il ricevitore, alzarsi e procedere spedito verso di lui.
il suo collega si chiamava victor, aveva 50 anni, faceva il detective da 20 ed era nato e cresciuto nella Vecchia Città. Jerome non aveva ancora capito se era un tipo umile e discreto o un completo idiota. ovviamente non provava nessun sentimento per lui, come per il resto del mondo.
“vestiti. abbiamo una chiamata.”
Jerome infilò il soprabito e seguì il partner.

2 minuti sulla scena del delitto, e se ne stava già pentendo.
chiamata effettuata da un agente di pattuglia grasso e di mezz’età, balbuziente. parlava con Victor.
“l-l-l’ho ch-ch.chiam–ata p-p-p-p-erch–perchè s-s-s-o che l-l-l-ei s-s-si oo—oooc-c-c-up-pa d-d-i q-q-ques-t-t-e co-co-cocose, d-d-eetec-c-tiv-e…”
“grazie, agente. vediamo cosa abbiamo.”
“cristo.” mormorò Jerome.
entrarono nella scena del crimine. era una casa del cazzo nel quartiere periferico, zona nord ovest della città, all’altezza del quartiere lavorativo. villetta del cazzo, strada del cazzo semideserta, motivo per cui veniva pattugliata da un agente che Jerome avrebbe definito “disabile”.
dentro, nel salotto, c’era un corpo senza testa. il corpo era in terra, accasciato come un sacco di patate. la testa era sparsa sul divano, sul tappeto, sulla parete. pezzi più piccoli sulla mobilia. il cadavere teneva in mano una pistola, e a quanto pareva si era fatto saltare la testa.
“jerome?”
“uh?”
“sai, l’agente di prima avrebbe dovuto essere un detective. l’hanno scartato solo perchè è balbuziente, e disgrafico. ma tutti i suoi test rivelavano un QI di molto sopra la media.”
“il sistema a volte è ingiusto. ma non vedo come possa aiutarci a risolvere un caso che tira al suicidio, e quindi non è un caso.”
“vero. ma se ci ha chiamato vuol dire che un motivo c’è. fatti un giro, vedi se c’è qualcosa di interessante.”
“aha.”
Jerome faceva sempre quello che un superiore gli chiedeva. anche se pensava fosse una cazzata.
Jerome era stato il migliore del suo corso. e anche del suo distretto…. prima di commettere l’errore che l’aveva fatto trasferire.
rimaneva comunque il migliore in quanto a deduzione e spirito di osservazione. la realtà ci offre tutte le risposte che cerchiamo, basta solo saperle osservare, pensava.
guardava le foto. guardava i libri in soggiorno, guardava la tavola apparecchiata in cucina. un uomo normale, sui 65, probabilmente in pensione. nessuna foto con parenti, donne, figli o presunti nipoti. qualche foto antica, in giacca e cravatta assieme a (forse) colleghi. brindavano.
altre foto, feste, l’inaugurazione di un centro commerciale che aveva chiuso anni prima. nessun segno di effrazione, lotta, furto. del resto, si era sparato in testa pochi minuti fa. un ladro sarebbe stato visto, o almeno sentito dall’agente di pattuglia.
la pistola era regolarmente registrata col nome della vittima, che si sarebbe scoperto essere Marcus Erlander, 67 anni, avvocato ormai in pensione.
Jerome trovò il porto d’armi nello studio, in un cassetto vicino al computer. “suicidio.” pensava. guardò la posizione del mouse. da mancino.
fece un rapido ripasso della casa. nelle foto del brindisi Marcus teneva il bicchiere a sinistra.
la tavola era apparecchiata con un cucchiaio a sinistra.
guardò lo scrittoio vecchio stile, con il portapenne.
a sinistra.
sinistra.
“victor.”
“eh?”
“dove ha la pistola il cadavere? in che mano?”
“destra.”
“è….era mancino.”
“abbiamo un caso. chiama la centrale. io chiamo aiuto.”

aiuto? Jerome non capiva. l’unica cosa che gli veniva in mente era un’altra storiella simile a quella degli architetti della città, ovvero di un “consulente esterno” che aiutava in indagini tipo questa. dalle semplici alle complicate. solo per gli omicidi.
ma la cosa più divertente era che nessuno l’aveva visto negli ultimi 9 anni. anche per questo, Jerome era portato a pensare che fossero cazzate.
ma questo aiuto, allora?
non si permise di pensarci mentre chiamava la centrale e si faceva mandare la scientifica e il coroner. aveva un caso, finalmente, e non poteva distrarsi con storielle di fantasmi.

15 minuti dopo la proprietà di Marcus Erlander brulicava di gente.
Victor spiegava alla scientifica e al coroner che voleva un resoconto dettagliato di come fossero andate le cose, soprattutto se l’arma del delitto era quella impugnata dal cadavere.
“direi proprio di sì, a giudicare dal buco e dagli schizzi sulla canna” disse il medico. l’ematologo confermava.

Jerome stava fuori, fumava una sigaretta. vide arrivare un ragazzo sui 25, biondo. jeans, felpa. nonostante il temporale che infuriava. non era molto bagnato, quindi forse era venuto in macchina.
“ciao.” fece il ragazzo.
“spiacente, non puoi entrare. indagine di polizia.” disse jerome, scostante.
“lo so. sono qui per questo.”
“no che non lo sei.”
“devo vedere il detective Victor. è stato lui a chiamarmi.”
prima che Jerome potesse dire qualcosa, il ragazzo entrò senza problemi, quando se ne rese conto era già stato superato. si voltò, in tempo per vederlo parlare con Victor.
“Victor. è un pò che non ci vediamo.”
“lo so. scusa.”
“9 anni. dall’ultima volta. direi quasi che siete degli ingrati.”
“scusa ancora. non dipende da me, però, e tu lo sai.”
“già…sarebbe difficile da spiegare, eh?”

Victor fece terminare la scientifica. passarono altri 45 minuti. il ragazzo biondo stava seduto sul divano del salotto, a fissare il cadavere e la pistola.
“noi abbiamo terminato, detective. è sicuro che vuole lasciare lì la pistola?”
“ve la farò avere domani. andate pure, fatemi avere qualcosa per domani sera.”

rimasero in 3. Jerome, Victor, e il ragazzo biondo.
“che storia è questa?” chiese Jerome.
Victor si rivolse al ragazzo biondo: “puoi farlo? pensi di riuscirci ancora?”
“io ci riesco sempre, Victor.” disse il ragazzo infilandosi i guanti.
si alzò di scatto, prese la pistola, e si fece saltare la testa.
il suo corpo cadde esattamente come quello di Marcus Erlander.
fuori, la Vecchia Città piangeva ancora.

….continua…..

dialoghi materni

30 settembre 2011

dialogo recente tra me e mia madre:

IO: che cazzo voleva xxx al telefono?
MADRE: chiedeva se domenica eravamo in casa per venire a pulire l’appartamento di suo figlio (al quale noi affittiamo).
IO: ma suo figlio ha 25 anni, cazzo…
MADRE: a volte rivaluto te come figlio…magari anche tu mi rivaluti come madre.
IO: non temere mamma, se tu mi chiedevi di venirmi a pulire l’appartamento a 25 anni te l’avrei impedito non facendoti entrare e disseminando le scale di trappole mortali. (a 25 anni non abitavo in casa coi miei…)
MADRE: grazie…
IO: in ogni caso dì a xxx che se vuole può dare una botta alla mia camera che è un discreto porcile, già che c’è…
MADRE: dio mio… (scuotendo la testa con una mano sulla fronte).

ommegleeee

28 settembre 2011

cari lettori, eccoci giunti al momento dell’erudizione vostra, che la mia è già avvenuta e ormai posso solo elargire perle di saggezza, in quanto della mia sbagliosità quasi nessuno può farne un vanto come io facemmi.

questo oggi, vi parlerei di omegle. dico parlerei perchè magari qualcuno dopo le prime righe ha già cambiato pagina, quindi non gliene parlo più a lui, che in ogni caso non me ne frega un cazzo, leggetevi un pò quello che cazzo vi pare a voi.

cos’è omegle?

vi cito la descrizione mela+copiata mela+incollata direttamente dal sito ufficiale:

“Omegle is a great way of meeting new friends. When you use Omegle, we pick another user at random and let you have a one-on-one chat with each other. Chats are completely anonymous, although there is nothing to stop you from revealing personal details if you would like.”

traduzione, per gli ignoranti:

“omegle è un fantastico modo di incontrare nuovi amici. quando usi omegle, noi selezioniamo un altro utente in maniera del tutto casuale e vi lasciamo chattare uno con l’altro. le chat sono completamente anonime, nonostante non ci sia nulla che vi impedisce di rivelare dettagli personali, se volete.”

traduzione, per quelli poco svegli:

“omegle è un un modo per chattare subito a caso con chiunque altro, e siccome è tutto anonimo non dobbiamo sbatterci per liberatorie e cazzate varie, quindi se siete minorenni e mostrate le tette al mondo intero sono cazzi vostri e non potete farci causa, lo stesso dicasi se i vostri figli rimangono soli davanti al pc e si beccano cazzi in erezione per tutto il pomeriggio. nonostante questo, se siete così cretini da mostrare la vostra faccia e magari dare pure nome e cognome, ancora una volta sono cazzi vostri, e non lamentatevi se poi qualcuno riprende vostra figlia di 16 anni mentre fa un uso non igienico dello spazzolino elettrico e lo piazza su internet.”

ecco, questo in sostanza è omegle. ma vogliamo saperne di più…di conseguenza io mi sono sacrificato e ho viaggiato per 15 minuti su omegle, ovviamente a webcam oscurata. il risultato:

TETTE E RELATIVE FORME FEMMINILI: zero
MASCHI DI VARIA ETA’ CHE SI FANNO I CAZZI LORO DAVANTI AL MONITOR: alcuni
GENTE CHE TI SCRIVE “CIAO, COME STAI?”: uno (maschio)
CAZZI: quantità spropositata, per tutti i gusti e versi, addirittura qualcuno disegna su un foglio gli occhi e la bocca, e poi infila il cazzo al posto del naso. ilare.

ora, se per caso non vi foste ancora rotti il cazzo, vi spiego come funziona: andate sul sito, cliccate su “start a chat video” dopodichè partite. premendo esc 2 volte vi disconnette dall’utente con cui state chattando, e dopo 4 secondi si riconnette automaticamente, così potete tenervi sempre una mano libera se volete, uhm, grattarvi il naso?

altra cosa è la spy mode. e qui si vede quanto i programmatori si siano spremuti le meningi…. cioè, se siete dei voyeur pervertiti fa per voi, perchè potete assistere ad una chat tra 2 sconosciuti come spettatori. però prima di calarvi i pantaloni mentre osservate altri 2 sfigati con le chiappe di fuori, dovete porre una domanda, che verrà messa tipo “argomento da discutere” ai 2 che andrete ad osservare.

dalla mia domanda “qualcuno è nudo in cam?” ho assistito a diverse discussioni, dalle quali ho imparato che un brony è un maschio che è super fan di “my little pony”. cazzo, anche io non finisco mai di imparare.

insomma, omegle è il prodotto per l’uomo moderno, con tendenze esizibizioniste e voyeuriste, amplificate da una bisessualità temuta e non ancora dichiarata, ma latente. se vi ritrovate in questa mia descrizione, vuol dire che oltre alle caratteristiche sopracitate siete anche persone con spiccati disturbi sociali e comunicativi, ma non abbattetevi, il mondo è pieno di gente come voi, li chiamano disadattati.

e dopo questo, un bel video sociale.

perchè pensate che ogni volta che vi masturbate davanti ad un monitor, dall’altra parte del mondo potrebbe esserci qualcuno che non gradisce.

pensieri, 11 settembre, roger federer, varie ed eventuali.

17 settembre 2011

purtroppo questo blog lo tratto veramente male. lo so, ultimamente lo aggiorno a cazzo. oh, però che vi devo dire, almeno scrivo quando ne ho voglia….

ma tanto scrivo delle cazzatone un pò sempre e comunque, che ci posso fare.

per esempio, stasera tornando a casa becco su virgin radio i RAGE AGAINST THE MACHINE. killin in the name of. fuck you, i won’t do what they told ya….
e mentre sei lì che cominci a muovere la cazzo di testa a tempo pronto per la botta che la band ti sta per dare attraversi il famigerato ponte che sta nella mia città e voilà, credo sia l’unico posto dove il segnale di virgin radio non solo si perde, ma cambia proprio, e mi becco un pezzo dance da una radio per gay.
insomma, è un pò come se mentre scopi con una che ti piace un casino e stai facendo un ottima performance, sei lì lì pronto ad orgasmare e lei ti fa “oh, ma sai che ieri ho comprato il cd di marco carta ed è bellissimo….?”
ecco, un pò la stessa sensazione.

poi qualche giorno fa è stato anche l’undici settembre, guardavo gli us open di tennis e c’era la data scritta a bordo campo. e in tv c’erano un casino di documentari sull’undici settembre di 10 anni fa. cazzo, mi ricordo che dopo poco io stavo comprando l’uomo ragno e c’era un disegno bellissimo dell’uomo ragno inginocchiato su una montagna di macerie che teneva in mano il casco di un pompiere.
rotto.
ammaccato.
e nonostante il costume di spidey non abbia gli occhi, si vedeva chiaramente che peter era triste, anzi, forse piangeva proprio.
allora ho pensato di fare una piccola indagine, e chiedere in giro quanti sanno la data dell’esplosione a bologna, in stazione.
oh, tutti si ricordano l’undici settembre, ma di bologna se ne ricordano in pochi… sì, la strage di bologna sappiamo che c’è, ma non quando, come, cosa, perchè.
io un pò mi ci incazzo. non che sia anti americano, anzi, a me stanno simpatici. però cazzo, siamo in italia, perchè dobbiamo essere così coglioni da spendere enormi quantità di tempo, parole, pellicola, su un tragico evento che riguarda una nazione dall’altra parte del mondo, e invece i nostri, di eventi tragici, diventano un pretesto per far litigare i gruppi politici? che poi è assurdo che sappiamo meglio quello che succede altrove piuttosto che in casa nostra. eccheccazzo, siamo un pò pecoroni, dai.
cari italiani, non fraintendetemi, io vi amo tutti, voglio bene a tutte le mattonelle dei nostri centri storici, però cazzo, siamo un pò cazzoni, eh, nel bene e nel male. un pò vi voglio anche bene per questo però, dai.

in ogni caso, caro roger federer, hai perso la semifinale degli us open contro novak djokovich, e siccome sono molto triste per questo, il mio pranzo di domani sarà

sappilo, ti voglio in forma per il master di londra!!!

post breve

25 luglio 2011

tornando a casa dal lavoro oggi ho visto 3 ragazze che avranno avuto 35 anni che si facevano foto per strada.

il problema è che 35 anni ce li avevano in 3.

ebbene sì, giovani sgualdrine crescono. grazie a internet, presumo, e ai telefoni cellulari con foto porno incorporate.

ora, il mio dubbio è: a mia figlia di 13 anni lascerei il cellulare mentre va in giro con le sue amiche? oppure gliene comprerei uno? io alla loro età stavo senza, eppure son poi sopravvissuto.
e ancora, un dubbio ben più atroce mi attanaglia: quando queste sgualdrine saranno cresciute del tutto e saranno approfittabili, io sarò ancora in grado di approfittarne?

ai posteri l’hard sentenza.

ma in realtà il tema di cui voglio parlare stasera non è la futura prostituzione legalizzata minorile (che ormai è una banalità, lo sanno tutti, anche i preti) ma è la scaletta su cui si facevano le foto ste qua.

occorre una piccola digressione: la mia città, come molte in italy, ha delle antiche mura medievali. queste mura di solito separano una zona da un’altra, con un dislivello di almeno 10 metri, forse meno. questo dislivello è colmabile da alcune scalette e passaggi seminati lungo il perimetro mural medievale, o almeno per il perimetro rimasto in piedi.
succede che una di queste scalette ai piedi hai un’edicola, che io frequentavo da infante, data la vicinanza alla casa dei nonni poi mia futura abitazione, e che era una scaletta rustica e storica: aveva infatti una stretta parte scivolatoria accanto ai gradini così ci potevi portare la bicicletta in su e in giù. e vista la pendenza del 115% a salire sfaticavi, a scendere sfasciavi (la bicicletta). che cmq alle medie sfasciare la bicicletta è motivo di gaudio e ammirazione dai tuoi coetanei. eh già perchè qualcuno già pensa alle tette/culi/wagina, e il rispetto se lo guadagna lì. io invece che ero tra gli sfigati e lo sarò ancora (uso volutamente un futuro, quindi date pure per scontato che tra 5 anni mi potrete chiamare sfigato), avevo divertimenti idioti come ghiaccio spray nel lavandino della cucina e biciclette sfasciate.
oh, son poi cresciuto lo stesso, dai.
rimane il fatto che questa scaletta che mi ha visto crescere, comprare fumetti, scroccare fumetti porno agli amici meno sfigati (ma ugualmente incapaci), sbucciarmi ginocchia, sfondare parafanghi del mio biciclo, qualche, tanti anni fa è stata rimossa per una cosa in legno illuminata e molto più comoda, meno pendente, meno affaticante, meno porno e meno spartana.
e qui si capisce l’inganno, cioè che se quella scaletta fosse rimasta non ci si farebbero le foto sopra, anzi.

ecco perchè penso che averla tolta sia stato diseducativo, ecco.

social animal

11 luglio 2011

sono in mutande dopo una afosa giornata di lavoro, quindi mi sono detto:

“quale momento migliore per scrivere un bel post sul mio blog zoppicante?”

andiamo indi a incominciar.

l’uomo è un animale sociale, questo lo sappiamo tutti, e in ogni caso basterebbe guardare un video di jenna jameson o laura panerai su you porn per capire che ci piace integrarci in branco.
soprattutto ai fini riproduttivi.
ed è per questo che fin da piccoli, noi cuccioli mammiferai ci inseriamo in numerosi gruppi quali la parrocchia, gli scout, gruppi sportivi o extrascolastici, per arrivare a cose più impegnative in età adulta, vedi gruppi politico/sociali di vario genere, o anche solo circoli sportivi o culturali.
ebbene, il fine ultimo di questi è ovviamente la riproduzione.
eh dai, non venitemi a raccontare che del cucito o dei medici senza frontiere frega un cazzo a qualcuno!
poi si sa, i parrocchiani sono i peggio bestemmiatori dell’intera razza umana, te lo dico io che vanno in parrocchia solo per rimorchiare.

o almeno così dice un caro amico mio, uno saggio. mi ricordo che mentre parlavamo di questo argomento, mi disse, con voce sognante:

“caro amico mio, al mondo ci sono 2 tipi di uomini: quelli a cui piacciono le donne grasse con le tette grosse, e quelli a cui piacciono le donne grasse con le tette piccole.”
“e tu a quale appartieni?” gli chiesi.
“io? a me piacciono i trans.”
e da lì capii cosa ci faceva quella mutanda fallica (dicesi anche strap on, basta digitarlo su you porn e capirete) sul suo comodino.
tuttavia la stima che ho per lui permane.

ma dicevamo, l’uomo è un animale sociale! proprio l’altra sera sentivo il bisogno di esserlo anche io, e quindi decisi di accompagnare un amico ad una festa, imbucandomi.
diciamo che me ne pentii 3 secondi netti dopo, ed ero appena uscito di casa!
“sto migliorando…”pensai. di solito me ne pentivo dopo 10 minuti.

la cosa divertente è che questa socialità si incentra sul futile: sbronza, paglie, droghe leggere, musica a tutto volume. livello di conoscenza: zero barrato.

0

e poi, vogliamo parlare dei social network? cioè, seriamente, dai. tu, utente che ti registri a qualsiasi cosa e che possiedi il mio indirizzo mail, pensi veramente, ma veramente che io abbia bisogno di ricevere una mail da te ogni settimana per ricordarmi che ti sei registrato su linkcazzofacciaculobook(chino) e che vuoi che io mi registri? sei davvero così sciocco? o stronzo?
poi magari non ci sentiamo da mesi, forse anni. ti ho mandato più volte link con i miei lavori o il mio blog. hai mai risposto? col cazzo. allora mi devi triturare i coglioni perchè vuoi che ti faccia salire un counter delle cazzovisite?

spiacente, ho più a cuore la migrazione delle tartarughe nell’emisfero boreale.
lì sì che c’è adrenalina. un pò come quel tipo che conoscevo che andava a puttane, e ne caricava 4, di cui 3 erano in realtà maschi.
“ma ti piacciono i trans?”
“no, perchè?”
“allora perchè vai con 4 puttane quando sai che 3 in realtà sono maschi?”
“mi piacciono le sorprese, non voglio una vita piatta fatta di routine quotidiana!”
“la tua routine quotidiana è andare a puttane?!?”

non mi rispose, e guardò oltre, verso l’orizzonte.


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