Summer wars, recensione di.

caro blog,

ieri sera sono andato a vedere un film figata, che mi è piaciuto proprio di molto. era a bagnacavallo, famosa località di cavalli bagnati dove si vede che si divertivano a bagnarli, poi ieri sera non ci ho visto cavalli in giro perchè secondo me se li bagnano col freddo poi prendono la polmonite.
era l’ultima proiezione legata all’ottobre giapponese, un mese dove qua nella romagna facciamo tutte cose giapponesi e mangiamo anche giapponesi, che ci piace tanto.
il film si chiama summer wars, il regista è Mamoru Hosoda, che di suo avevo già visto la ragazza che saltava nel tempo, che era la storia di una tipa che saltava avanti e indietro nel tempo, insomma un film che mi è piaciuto anche quello assai. ma torniamo a summer wars!

summer wars è un anime a mio parere molto commerciale, animazione a livelli eccelsi (mad house, mica cazzi), sceneggiatura e dialoghi appassionanti e ben scritti, lo stesso per la regia che non sbaglia un colpo. il mio “molto commerciale” non è affatto dispregiativo, anzi è bello vedere prodotti che riescono a raccontare temi interessanti con la semplicità che cattura il grande pubblico. ma magari vi spiego un pò di storia, così vi fate un’idea.

kenji è un genio della matematica, roba che risolve dei codici che fa spavento, è in grado di dirti con esattezza che giorno era il 13 agosto del 1516 perchè nella sua testa in pochi secondi calcola se il 1516 era bisestile o no, quindi poi sa come retrocedere nel tempo.
kenji è anche uno sfigato, che ovviamente ha un solo amico nerd e come lavoretto part time vigilano sulla manutenzione di Oz, una specie di social network stile facebook. la differenza è che oz offre infinite possibilità, perchè su oz puoi fare la spesa, e puoi gestire la tua attività lavorativa. nel senso che se sei il direttore di una banca, tramite il tuo account di oz puoi gestire le attività della tua banca. ovviamente quasi tutti gli abitanti del pianeta hanno un account di oz, bambini, operai, politici, manager ecc. ecc.
insomma kenji è il tipico nerd giapponese sfigato, e un giorno una sua amica, tale natsuki, decide di approfittarsi di lui. gli chiede di accompagnarla a trovare la nonna per 4 giorni, solo che quando arriva là kenji scopre che è stato fregato, per 2 motivi:

1 – natsuki lo spaccia per il suo fidanzato per fare contenta la nonna che compie 90 anni. solo che nastuki a kenji mica gliela molla.

2 – la famiglia di natsuki è una famiglia enorme, ricca, e piena di matti, la nonna in primis, ma anche gli zii non scherzano.

a questa situazione incresciosa si aggiunge un ennesimo problema. qualcuno riesce a introdursi nel sistema di oz e a fregare account, combinare casini e danni di entità notevole. sì perchè visto che su oz si può fare tutto, se con l’account del ministro alla difesa entri nel sistema del pentagono puoi sparare qualche missile nucleare in qua e in là. se con l’account del direttore dei trasporti entri nel sistema delle ferrovie eccetera eccetera puoi scasinare tutto e i treni si sbagliano. e così via.
il punto è che di tutto sto casino viene incolpato kenji. ora non vi dico tutta la storia se no vi rovino la goduria di vedervelo. però occorre fare qualche appunto.

il film è molto giapponese, nell’ambientazione ma anche nei temi trattati; famiglia, tradizioni, ecc. si avverte molto il salto generazionale tra la nonna e i giovani d’oggi, la differente mentalità, la casa in campagna con il tempio annesso e l’appartamentino di città. il richiamo della famiglia, lo stare uniti per affrontare le avversità (celebre la frase della nonna “non c’è niente di peggio che essere affamati e non avere qualcuno da tenere per mano di fronte ai problemi”), insomma c’è questo confronto tra il vecchio e il nuovo che pur essendo trattato in maniera leggera offre un certo quadro sociale. poi c’è oz, il sistema virtuale che ha conseguenze reali, con tutti i rischi del caso. il rapporto uomo macchina (in cui i giapponesi sono maestri), che ci porta quasi ad essere dipendenti dai nostri mezzi. pensate ai blog, al cellulari, alle mail e alle chat, a come tutto questo si è sostituito alle telefonate dalla cornetta, ai citofoni, alle suonate di campanello, all’andare a puttane, alle lettere, ai rullini fotografici, ai mangianastri, e chi più ne ha più ne metta. il signor mamoru hosoda estremizza (anche se di poco….) la situazione, mostrandoci conseguenze che potrebbero non essere poi tanto distanti dalla realtà.
in sostanza il film tocca alcuni temi interessanti, anche se lo fa in maniera molto ironica e tranquilla. non mancano le tipiche scene giappo lievemente demenziali o melodrammatiche, quindi piacerà anche ai fan degli anime un pò più scanzonati.
have a look.

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2 Risposte to “Summer wars, recensione di.”

  1. Margherita Says:

    quello di time leap quindi?

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