love letter, varie ed eventuali.

cara laura,

ti scrivo perchè penso di doverti qualche spiegazione. scusa se ho aspettato tanto, ma il tempo qui passa così lentamente….
partiamo dall’inizio. il giorno che impazzii, stavo consegnando l’ultima tavola del mio fumetto, “samurai reborn”. so che il titolo non ti è mai piaciuto, ma sai quanto me che spesso era l’editore ad avere l’ultima parola su queste cose. quel giorno mi recai dal grafico, e indossavo le mutande sopra i pantaloni. pensarono subito ad una mia stravaganza artistica, e ci ridemmo su.
ma io non me ne ero accorto.
insomma, mi ero alzato, vestito, e ad un certo punto mi resi conto che non avevo indossato le mutande. allora le infilai, ma avevo già sopra i pantaloni. il punto è che non mi sembrò affatto strano.
se devo essere sincero, forse qualche avvisaglia di pazzia c’era già da prima. ricordi le mie manie, piccole ossessioni, come quando dovevo per forza pulirmi i piedi su un tappeto prima di entrare in un locale, o quando non riuscivo a dormire se il tappeto sotto al letto non era perfettamente stirato. ci ridevamo su…forse quella era già pazzia?
dopo l’episodio delle mutande ne seguirono altri. cominciai a dimenticare cose banali. di accendere il cellulare. di guardare la mail. di chiudere a chiave la porta di casa. l’editore mi pressava, voleva che io continuassi la serie. disegnai un altro episodio, ma ebbi un problema. per 12 pagine disegnai sempre la stessa tavola, che si ripeteva, con qualche piccola differenza. differenze che vedevo solo io e che mi parevano giganti. non te ne parlai perchè in quel periodo non ci sentivamo. ad essere sincero, non ti pensavo. la mia visione delle cose stava cambiando… cominciai a vestirmi sempre uguale, con gli stessi jeans, la stessa maglia. ogni sera li lavavo per averli pronti il giorno dopo. un giorno un amico mi invitò per colazione, e all’improvviso mi venne in mente che non la facevo da un mese. mollai cellulare, mail, telefono, posta, campanello. tutto. ero irreperibile. spesso me ne stavo a spasso a disegnare quello che vedevo. mi piaceva molto disegnare la natura, e anche qualche scorcio della mia città. sparii per 2 giorni. quando tornai trovai l’editore a casa mia, ero in leggero ritardo con le tavole.
“dove cazzo eri? è 2 giorni che ti cerco!”
“ero a firenze.”
“a fare cosa?”
“a disegnare.”
smisi gli occhiali, non mi importava di vedere sfocato. le cose le riuscivo a guardare lo stesso, e se proprio volevo vederle bene allora mi avvicinavo, in modo da vederle anche meglio di prima. con gli occhiali mi sembrava di vedere bene, ma non era così.
non mi interessava più nulla di nulla, certe volte stavo ore al buio cercando di disegnare la stanza senza vederla. a memoria. poi ci provai con altri posti che conoscevo meno. era difficilissimo, pensavo di sapere come erano fatti la mia strada, per esempio, o i soliti locali che frequentavo… ma mi accorsi che non sapevo quasi nulla, davo tutto per scontato. pensai che se davo per scontato quello, chissà quante altre cose mi ero perso. cominciai a pensare di non aver visto mai il mondo in cui vivevo.
cara laura, tu, la mia famiglia, i miei amici…. nessuno di voi avrebbe potuto capire, e del resto eravate ormai l’ultimo dei miei pensieri. credimi, ti ho amato veramente, ma nel modo sbagliato. non so cosa mi venne in mente, ma mi piazzai sul tetto di casa mia e cominciai a guardarmi attorno, guardavo, disegnavo, confrontavo, rifacevo, seguivo i cambiamenti dell’ambiente circostante, contavo, studiavo ogni cosa. finchè qualcuno non chiamò la polizia. forse un vicino, o un familiare. non so.
venni cacciato dentro una clinica, manicomio, ospedale…. chiamalo come vuoi, a me non fa differenza. per i primi mesi non parlai con nessuno, poi cominciai a spiccicare qualche parola. cercai di far capire cosa volevo fare e qual’era il mio obiettivo, ovviamente. non mi interessavano le chiacchere inutili con cui prima ero solito passare il tempo. è anche per questo che ti scrivo: per gentilezza. mi dicono che volevi sapere come sto, ora lo sai, e sai anche che mi è successo, o almeno sai la mia versione. non pensare di venire a trovarmi, perchè per me sarebbe indifferente, e comunque sono occupato qui. devo disegnare tutto quanto, e tra una cosa e l’altra trovo anche il tempo per fare qualche tavola di “samurai reborn”. all’inizio mi avevano tolto carta e matita, dicevano che mi alienava, ma sono diventato violento su me stesso e su gli altri così ora mi concedono di disegnare. non è così male qui, ho tempo per il mio lavoro, e nessuno mi disturba. in camera mia ho 1600 piastrelle e riesco quasi a disegnarle tutte uguali.
ora ti lascio, spero di aver chiarito i tuoi dubbi.

ti invio un disegno che ho fatto mentre scrivevo questa lettera.

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11 Risposte to “love letter, varie ed eventuali.”

  1. LaStancaSylvie Says:

    Wow, ho sempre amato le lettere d’addio.
    LaStancaSylvie

  2. sempresempreanonima Says:

    sigh…

  3. sempre sempre anonima Says:

    già ti ci vidi. foto lo dimostrano.

  4. Margot Says:

    Potrà sembrare bizzarro, come del resto lo è andare in giro con le mutande sopra i pantaloni, ma ti devo confessare che hai appena descritto uno dei miei sogni proibiti…deve essere bello lasciarsi andare alla follia…

  5. Margot Says:

    Veramente! Ho sempre pensato che il mio poster di Tom Cruise mi fissasse con aria di superiorità…

    • lorenzo Says:

      Tom cruise è un nano col cervello in pappa per colpa di scientology. E in più adesso si scopa pure joey di dawson’s creek. Lui andrebbe rinchiuso, e puoi puncharlo in the face!

  6. Molly M. Says:

    Sono dell’idea che la gente ti prende per pazzo per molto meno, fortuna vuole che fino ad un certo punto puoi risultare un personaggio divertente… che in una storia non guasta mai! In una storia… è normale.

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