Archive for ottobre 2011

novità!

5 ottobre 2011

sappiate che ho appena fatto una scoreggia di 6 secondi almeno, e sono molto fiero di questo!

REQUIEM

3 ottobre 2011

la Vecchia Città piangeva.
e Jerome non ne poteva più. era lì da 4 mesi, si era ambientato abbastanza bene, ma non sopportava quando piangeva.
“è normale, ci farai l’abitudine” gli dicevano.
lui non lo sopportava. in realtà era soltanto un temporale. vento. pioggia. altro vento. ma la Vecchia Città aveva un’architettura tutta sua. era strana, le sue strade, i suoi palazzi, le sue case. gli abitanti più vecchi dicevano che a progettarla e costruirla era stato il demonio in persona, incarnato in qualche architetto stramboide.
a Jerome non gliene fregava un cazzo di tutte queste storie, ma era vero che quando c’erano i temporali la Vecchia Città piangeva. il suono che il vento produceva passando tra i suoi cornicioni spigolosi levigati dalla pioggia era simile ad un pianto, un ululato tagliente e straziante.
e a Jerome questo faceva venire i brividi.
quando aveva saputo del trasferimento non si era disperato, ma non aveva nemmeno fatto salti di gioia. anche di quello, non gliene fregava un cazzo. Jerome aveva 33 anni, faceva il detective e indagava sugli omicidi. nella sua vita non c’era molto altro. viveva da solo, non aveva famiglia, aveva solo “conoscenti” e zero amici. gli piaceva beccare gli assassini e sbatterli dentro. punto.

se non fosse stato così terribilmente apatico, forse, non sarebbe durato 4 mesi nella Vecchia Città.

città dove, a parte il pianto, non succedeva molto. era stato affidato ad un detective più esperto, con cui lavorava in coppia. o meglio, avrebbe dovuto lavorare, perchè da quando era lì non c’era stato nessun omicidio. una volta avevano sparato ad un benzinaio, ferendolo alla spalla. caso risolto in 48 ore, visto che il “rapinatore”, che poi aveva rubato troppo poco per essere definito tale, era rimasto a secco durante la fuga, aveva abbandonato il mezzo all’altezza del quartiere lavorativo, e si era dato alla fuga a piedi, cercando disperatamente un mezzo per proseguire. peccato che nel quartiere lavorativo c’erano solo uffici, e dopo le 22 (al massimo) la gente tornava a casa. uffici chiusi, quartiere vuoto, zero persone, zero macchine da rubare. l’avevano trovato che arrancava a piedi poco fuori città.

“che coglione…” pensava Jerome.
venne distratto dal suo partner, che sedeva 2 scrivanie oltre la sua. era al telefono, e parlava serio. in 4 mesi, non aveva mai visto il suo collega parlare così. lo vide poggiare il ricevitore, alzarsi e procedere spedito verso di lui.
il suo collega si chiamava victor, aveva 50 anni, faceva il detective da 20 ed era nato e cresciuto nella Vecchia Città. Jerome non aveva ancora capito se era un tipo umile e discreto o un completo idiota. ovviamente non provava nessun sentimento per lui, come per il resto del mondo.
“vestiti. abbiamo una chiamata.”
Jerome infilò il soprabito e seguì il partner.

2 minuti sulla scena del delitto, e se ne stava già pentendo.
chiamata effettuata da un agente di pattuglia grasso e di mezz’età, balbuziente. parlava con Victor.
“l-l-l’ho ch-ch.chiam–ata p-p-p-p-erch–perchè s-s-s-o che l-l-l-ei s-s-si oo—oooc-c-c-up-pa d-d-i q-q-ques-t-t-e co-co-cocose, d-d-eetec-c-tiv-e…”
“grazie, agente. vediamo cosa abbiamo.”
“cristo.” mormorò Jerome.
entrarono nella scena del crimine. era una casa del cazzo nel quartiere periferico, zona nord ovest della città, all’altezza del quartiere lavorativo. villetta del cazzo, strada del cazzo semideserta, motivo per cui veniva pattugliata da un agente che Jerome avrebbe definito “disabile”.
dentro, nel salotto, c’era un corpo senza testa. il corpo era in terra, accasciato come un sacco di patate. la testa era sparsa sul divano, sul tappeto, sulla parete. pezzi più piccoli sulla mobilia. il cadavere teneva in mano una pistola, e a quanto pareva si era fatto saltare la testa.
“jerome?”
“uh?”
“sai, l’agente di prima avrebbe dovuto essere un detective. l’hanno scartato solo perchè è balbuziente, e disgrafico. ma tutti i suoi test rivelavano un QI di molto sopra la media.”
“il sistema a volte è ingiusto. ma non vedo come possa aiutarci a risolvere un caso che tira al suicidio, e quindi non è un caso.”
“vero. ma se ci ha chiamato vuol dire che un motivo c’è. fatti un giro, vedi se c’è qualcosa di interessante.”
“aha.”
Jerome faceva sempre quello che un superiore gli chiedeva. anche se pensava fosse una cazzata.
Jerome era stato il migliore del suo corso. e anche del suo distretto…. prima di commettere l’errore che l’aveva fatto trasferire.
rimaneva comunque il migliore in quanto a deduzione e spirito di osservazione. la realtà ci offre tutte le risposte che cerchiamo, basta solo saperle osservare, pensava.
guardava le foto. guardava i libri in soggiorno, guardava la tavola apparecchiata in cucina. un uomo normale, sui 65, probabilmente in pensione. nessuna foto con parenti, donne, figli o presunti nipoti. qualche foto antica, in giacca e cravatta assieme a (forse) colleghi. brindavano.
altre foto, feste, l’inaugurazione di un centro commerciale che aveva chiuso anni prima. nessun segno di effrazione, lotta, furto. del resto, si era sparato in testa pochi minuti fa. un ladro sarebbe stato visto, o almeno sentito dall’agente di pattuglia.
la pistola era regolarmente registrata col nome della vittima, che si sarebbe scoperto essere Marcus Erlander, 67 anni, avvocato ormai in pensione.
Jerome trovò il porto d’armi nello studio, in un cassetto vicino al computer. “suicidio.” pensava. guardò la posizione del mouse. da mancino.
fece un rapido ripasso della casa. nelle foto del brindisi Marcus teneva il bicchiere a sinistra.
la tavola era apparecchiata con un cucchiaio a sinistra.
guardò lo scrittoio vecchio stile, con il portapenne.
a sinistra.
sinistra.
“victor.”
“eh?”
“dove ha la pistola il cadavere? in che mano?”
“destra.”
“è….era mancino.”
“abbiamo un caso. chiama la centrale. io chiamo aiuto.”

aiuto? Jerome non capiva. l’unica cosa che gli veniva in mente era un’altra storiella simile a quella degli architetti della città, ovvero di un “consulente esterno” che aiutava in indagini tipo questa. dalle semplici alle complicate. solo per gli omicidi.
ma la cosa più divertente era che nessuno l’aveva visto negli ultimi 9 anni. anche per questo, Jerome era portato a pensare che fossero cazzate.
ma questo aiuto, allora?
non si permise di pensarci mentre chiamava la centrale e si faceva mandare la scientifica e il coroner. aveva un caso, finalmente, e non poteva distrarsi con storielle di fantasmi.

15 minuti dopo la proprietà di Marcus Erlander brulicava di gente.
Victor spiegava alla scientifica e al coroner che voleva un resoconto dettagliato di come fossero andate le cose, soprattutto se l’arma del delitto era quella impugnata dal cadavere.
“direi proprio di sì, a giudicare dal buco e dagli schizzi sulla canna” disse il medico. l’ematologo confermava.

Jerome stava fuori, fumava una sigaretta. vide arrivare un ragazzo sui 25, biondo. jeans, felpa. nonostante il temporale che infuriava. non era molto bagnato, quindi forse era venuto in macchina.
“ciao.” fece il ragazzo.
“spiacente, non puoi entrare. indagine di polizia.” disse jerome, scostante.
“lo so. sono qui per questo.”
“no che non lo sei.”
“devo vedere il detective Victor. è stato lui a chiamarmi.”
prima che Jerome potesse dire qualcosa, il ragazzo entrò senza problemi, quando se ne rese conto era già stato superato. si voltò, in tempo per vederlo parlare con Victor.
“Victor. è un pò che non ci vediamo.”
“lo so. scusa.”
“9 anni. dall’ultima volta. direi quasi che siete degli ingrati.”
“scusa ancora. non dipende da me, però, e tu lo sai.”
“già…sarebbe difficile da spiegare, eh?”

Victor fece terminare la scientifica. passarono altri 45 minuti. il ragazzo biondo stava seduto sul divano del salotto, a fissare il cadavere e la pistola.
“noi abbiamo terminato, detective. è sicuro che vuole lasciare lì la pistola?”
“ve la farò avere domani. andate pure, fatemi avere qualcosa per domani sera.”

rimasero in 3. Jerome, Victor, e il ragazzo biondo.
“che storia è questa?” chiese Jerome.
Victor si rivolse al ragazzo biondo: “puoi farlo? pensi di riuscirci ancora?”
“io ci riesco sempre, Victor.” disse il ragazzo infilandosi i guanti.
si alzò di scatto, prese la pistola, e si fece saltare la testa.
il suo corpo cadde esattamente come quello di Marcus Erlander.
fuori, la Vecchia Città piangeva ancora.

….continua…..