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FAR EAST FILM FESTIVAL presenta: THE MAN BEHIND THE COURTYARD, di fei xing

4 maggio 2012

china 2011, 103′

per scusarmi dell’assenteismo eccovi il trailer!

il film parte con la banalità più assoluta: 4 giovani (2 maschi, 2 donne) che si fermano in una casa dispersa in mezzo ai boschi. unico essere umano presente oltre a loro, il custode della casa. che non fa molto per nascondere di essere un pazzo omicida. ecco tutto, pensavo io. addirittura dopo neanche 40 minuti il film sembrava finito.
ma mi sono ricreduto. perchè nei minuti successivi decolla un qualcosa di inaspettato. il film diventa quasi una commedia, per poi ritornare su tinte semi-horror.
the man behind the courtyard è un horror-thriller abbastanza semplice, ma reso atipico dal montaggio e dalla narrazione. è uno di quei film che sembra finito almeno 4 volte, prima di arrivare al finale vero e proprio. e se parte in maniera banale, posso dire che più la pellicola scorre, più il film guadagna credibilità. sarebbe interessante vedere un montaggio alternativo, magari al contrario. consigliato agli appassionati dei thriller alla memento.

love letter, varie ed eventuali.

28 maggio 2011

cara laura,

ti scrivo perchè penso di doverti qualche spiegazione. scusa se ho aspettato tanto, ma il tempo qui passa così lentamente….
partiamo dall’inizio. il giorno che impazzii, stavo consegnando l’ultima tavola del mio fumetto, “samurai reborn”. so che il titolo non ti è mai piaciuto, ma sai quanto me che spesso era l’editore ad avere l’ultima parola su queste cose. quel giorno mi recai dal grafico, e indossavo le mutande sopra i pantaloni. pensarono subito ad una mia stravaganza artistica, e ci ridemmo su.
ma io non me ne ero accorto.
insomma, mi ero alzato, vestito, e ad un certo punto mi resi conto che non avevo indossato le mutande. allora le infilai, ma avevo già sopra i pantaloni. il punto è che non mi sembrò affatto strano.
se devo essere sincero, forse qualche avvisaglia di pazzia c’era già da prima. ricordi le mie manie, piccole ossessioni, come quando dovevo per forza pulirmi i piedi su un tappeto prima di entrare in un locale, o quando non riuscivo a dormire se il tappeto sotto al letto non era perfettamente stirato. ci ridevamo su…forse quella era già pazzia?
dopo l’episodio delle mutande ne seguirono altri. cominciai a dimenticare cose banali. di accendere il cellulare. di guardare la mail. di chiudere a chiave la porta di casa. l’editore mi pressava, voleva che io continuassi la serie. disegnai un altro episodio, ma ebbi un problema. per 12 pagine disegnai sempre la stessa tavola, che si ripeteva, con qualche piccola differenza. differenze che vedevo solo io e che mi parevano giganti. non te ne parlai perchè in quel periodo non ci sentivamo. ad essere sincero, non ti pensavo. la mia visione delle cose stava cambiando… cominciai a vestirmi sempre uguale, con gli stessi jeans, la stessa maglia. ogni sera li lavavo per averli pronti il giorno dopo. un giorno un amico mi invitò per colazione, e all’improvviso mi venne in mente che non la facevo da un mese. mollai cellulare, mail, telefono, posta, campanello. tutto. ero irreperibile. spesso me ne stavo a spasso a disegnare quello che vedevo. mi piaceva molto disegnare la natura, e anche qualche scorcio della mia città. sparii per 2 giorni. quando tornai trovai l’editore a casa mia, ero in leggero ritardo con le tavole.
“dove cazzo eri? è 2 giorni che ti cerco!”
“ero a firenze.”
“a fare cosa?”
“a disegnare.”
smisi gli occhiali, non mi importava di vedere sfocato. le cose le riuscivo a guardare lo stesso, e se proprio volevo vederle bene allora mi avvicinavo, in modo da vederle anche meglio di prima. con gli occhiali mi sembrava di vedere bene, ma non era così.
non mi interessava più nulla di nulla, certe volte stavo ore al buio cercando di disegnare la stanza senza vederla. a memoria. poi ci provai con altri posti che conoscevo meno. era difficilissimo, pensavo di sapere come erano fatti la mia strada, per esempio, o i soliti locali che frequentavo… ma mi accorsi che non sapevo quasi nulla, davo tutto per scontato. pensai che se davo per scontato quello, chissà quante altre cose mi ero perso. cominciai a pensare di non aver visto mai il mondo in cui vivevo.
cara laura, tu, la mia famiglia, i miei amici…. nessuno di voi avrebbe potuto capire, e del resto eravate ormai l’ultimo dei miei pensieri. credimi, ti ho amato veramente, ma nel modo sbagliato. non so cosa mi venne in mente, ma mi piazzai sul tetto di casa mia e cominciai a guardarmi attorno, guardavo, disegnavo, confrontavo, rifacevo, seguivo i cambiamenti dell’ambiente circostante, contavo, studiavo ogni cosa. finchè qualcuno non chiamò la polizia. forse un vicino, o un familiare. non so.
venni cacciato dentro una clinica, manicomio, ospedale…. chiamalo come vuoi, a me non fa differenza. per i primi mesi non parlai con nessuno, poi cominciai a spiccicare qualche parola. cercai di far capire cosa volevo fare e qual’era il mio obiettivo, ovviamente. non mi interessavano le chiacchere inutili con cui prima ero solito passare il tempo. è anche per questo che ti scrivo: per gentilezza. mi dicono che volevi sapere come sto, ora lo sai, e sai anche che mi è successo, o almeno sai la mia versione. non pensare di venire a trovarmi, perchè per me sarebbe indifferente, e comunque sono occupato qui. devo disegnare tutto quanto, e tra una cosa e l’altra trovo anche il tempo per fare qualche tavola di “samurai reborn”. all’inizio mi avevano tolto carta e matita, dicevano che mi alienava, ma sono diventato violento su me stesso e su gli altri così ora mi concedono di disegnare. non è così male qui, ho tempo per il mio lavoro, e nessuno mi disturba. in camera mia ho 1600 piastrelle e riesco quasi a disegnarle tutte uguali.
ora ti lascio, spero di aver chiarito i tuoi dubbi.

ti invio un disegno che ho fatto mentre scrivevo questa lettera.

micronarrativa 2

25 aprile 2011

per te, solo per te, esclusivamente per te, uomo che leggi solo le prime 5 righe di qualsiasi cosa (istruzioni comprese) e del resto non te ne frega un tubo.

per te, solamente per te, che dopo i primi 20 minuti di un film sei già talmente appagato da poter dormire e russare senza rimorso.

per te, che alle 100 pagine preferivi tenerti le mille lire, solo per te, che per montare un armadio dell’ikea ti fermi alla base.

micronarrativa 2: gli inizi.

e basta.

1 – “questa è l’ultima volta.” pensò jim, prima di darle uno schiaffo.

2 – “questa è l’ultima volta.” pensò betty, mentre lui stava per darle uno schiaffo.

3 – “questa è l’ultima volta.” pensò bob, il vicino della finestra di fronte, mentre sollevava la cornetta e componeva il 911.

4 – “questa è l’ultima volta.” pensò carter, il tossico del piano di sotto, mentre si iniettava l’ennesima dose.

5 – “questa è l’ultima volta.” pensò nervosamente ted, mentre riceveva la chiamata per violenza domestica in corso.

6 – “questa è l’ultima volta.” pensò il cane del signor bob, mentre si mangiava le pantofole del suo padrone.

7 – “questa è l’ultima volta.” pensò il partner di ted, roy, mentre scendevano dalla volante e si dirigevano verso l’appartamento del signor jim, che abitava sopra il signor carter, nello stabile esattamente di fronte a quello dove abitava il signor bob con il suo cane.

ma siccome tutti sapevano che era l’ultima volta, i poliziotti fecero dietro front, il signor bob rimise giù la cornetta, il cane smise di mangiare le pantofole del suo padrone, carter smise di farsi, e jim disse “eh tranquilli, tanto era l’ultima volta” e non schiaffeggiò più betty, e ora vivono felici e contenti.

FINE

psicolocazziamenti

21 febbraio 2011

dottore, oggi proprio non ho voglia di fare un cazzo. come facciamo?

sicuramente questo problema risiede nei recessi della sua mente. andiamo indietro nel passato. ieri mattina di corpo è andato bene? cioè, ha cagato?

certo che sì. come ogni mattina del resto. sa, per certe cose sono un orologio.

ah, vede il problema risiede in questo allora! lei è troppo sistematico.

vuol forse dire che dovrei provare a cagare al pomeriggio?

ci provi, non si sa mai. oppure provi a farlo quando meno se l’aspetta, così, per essere ancora più creativi!

dottore questo non è possibile, io di pomeriggio sono al lavoro, poi come faccio a farla di sorpresa? me la farei addosso!

la verità è che viviamo in una società complessata e soppressa da norme buoniste e false, dove anche cagarsi addosso è diventato un problema. com’è il suo rapporto con la pornografia?

oddio, non l’ho mai vista in questi termini. credo che i rapporti tra me e la pornografia siano nella media, come quelli di qualsiasi altro ragazzo medio. ma che c’entra questo scusi?

mentre parliamo potrebbe smetterla di caricare filmati su you porn?

scusi, è che li preparavo per dopo, sa com’è, a volte carica lento.credo dipenda dalla connessione adsl e magari dal pc.

ah ecco, allora vive un’ansia da prestazione tecnologica. in pratica ha paura che la sua tecnologia diventi obsoleta e quindi si sente inferiore, ecco il problema!

dottore, effettivamente ogni tanto mi piacerebbe fare la cacca nei boschi come il mio cane. lo trovo un necessario ricongiungimento con la natura, per farci capire che le cose importanti della vita sono altre.

tipo?

tipo che se caghi in un buco in terra, la cosa più importante è avere un appiglio a cui attaccarti per evitare di cadere dentro al buco della cacca.

lo vede che siamo sulla strada giusta! così dobbiamo andare, sempre dritto, mai voltarsi a guardare la cacca. perchè certe cose bisogna solo farle, senza guardarle!

come la tivù?

e come il festival di sanremo.

dottore, non mi pare lei sia di grande aiuto, al momento. oltretutto gli areoplani di carta che sta lanciando da quando sono entrato mi distraggono. uno mi ha anche colpito negli occhi.

tanto lei porta gli occhiali. come lo vede il mondo senza occhiali?

sfocato.

qui bisogna oltrepassare il velo di maya, ecco il problema più serio di tutti! bisogna rompere questo imene che ci impedisce di vedere le cose come stanno!!!

e come facciamo?

metta le lenti. oppure svergini una minorenne, veda lei. di sicuro la realtà le apparirà diversa…..dopo.

BLACK OUT ORE 00.00

30 dicembre 2009

ogni volta che salta la luce in casa mia la mia radiosveglia si resetta, e riparte dalle ore 00.00. quindi poi il tempo per lei scorre normalmente, solo che parte dalle ore 00.00, e io la devo ripuntare. pensavo come sarebbe bello se il black out avvenisse alle 23.50, e la luce venisse riattaccata alle 00.00 e 0 secondi, così la mia radiosveglia partirebbe giusta senza bisogno di essere ripuntata. secondo me si creerebbe una anomalia spaziale, la radiosveglia diventerebbe una radiostella che brucia idrogeno tramite fusione nucleare, e siccome credo che idrogeno nell’aria non ce ne sia, la forza di gravità della radiostella cesserebbe di essere in equilibrio comprimendo la massa di quest’ultima verso il centro. a questo punto la desità sarebbe molto elevata e la radiostella comincerebbe a contrarsi e espandersi violentemente più volte, e quando la sua massa avrà superato il limite di Volkoff-Oppenheimer (mi sono documentato, cazzo) nulla potrà contrastare la forza di gravità e finalmente avremo un cazzo di buco nero sul mio comodino, la cui forza di gravità sarà talmente forte da ciucciarsi tutto quanto, anche la luce (per quello è nero), e avremo una curvatura dello spazio e del tempo infinita, e gli U2 e i R.E.M farebbero sempre musica bella, e non avremmo il grande fratello ma mike forever, perchè all’avvicinarsi dell’orizzonte degli eventi il tempo si ferma e avremmo buona musica per sempre e senza grande fratello.