Posts Tagged ‘disegni’

love letter, varie ed eventuali.

28 maggio 2011

cara laura,

ti scrivo perchè penso di doverti qualche spiegazione. scusa se ho aspettato tanto, ma il tempo qui passa così lentamente….
partiamo dall’inizio. il giorno che impazzii, stavo consegnando l’ultima tavola del mio fumetto, “samurai reborn”. so che il titolo non ti è mai piaciuto, ma sai quanto me che spesso era l’editore ad avere l’ultima parola su queste cose. quel giorno mi recai dal grafico, e indossavo le mutande sopra i pantaloni. pensarono subito ad una mia stravaganza artistica, e ci ridemmo su.
ma io non me ne ero accorto.
insomma, mi ero alzato, vestito, e ad un certo punto mi resi conto che non avevo indossato le mutande. allora le infilai, ma avevo già sopra i pantaloni. il punto è che non mi sembrò affatto strano.
se devo essere sincero, forse qualche avvisaglia di pazzia c’era già da prima. ricordi le mie manie, piccole ossessioni, come quando dovevo per forza pulirmi i piedi su un tappeto prima di entrare in un locale, o quando non riuscivo a dormire se il tappeto sotto al letto non era perfettamente stirato. ci ridevamo su…forse quella era già pazzia?
dopo l’episodio delle mutande ne seguirono altri. cominciai a dimenticare cose banali. di accendere il cellulare. di guardare la mail. di chiudere a chiave la porta di casa. l’editore mi pressava, voleva che io continuassi la serie. disegnai un altro episodio, ma ebbi un problema. per 12 pagine disegnai sempre la stessa tavola, che si ripeteva, con qualche piccola differenza. differenze che vedevo solo io e che mi parevano giganti. non te ne parlai perchè in quel periodo non ci sentivamo. ad essere sincero, non ti pensavo. la mia visione delle cose stava cambiando… cominciai a vestirmi sempre uguale, con gli stessi jeans, la stessa maglia. ogni sera li lavavo per averli pronti il giorno dopo. un giorno un amico mi invitò per colazione, e all’improvviso mi venne in mente che non la facevo da un mese. mollai cellulare, mail, telefono, posta, campanello. tutto. ero irreperibile. spesso me ne stavo a spasso a disegnare quello che vedevo. mi piaceva molto disegnare la natura, e anche qualche scorcio della mia città. sparii per 2 giorni. quando tornai trovai l’editore a casa mia, ero in leggero ritardo con le tavole.
“dove cazzo eri? è 2 giorni che ti cerco!”
“ero a firenze.”
“a fare cosa?”
“a disegnare.”
smisi gli occhiali, non mi importava di vedere sfocato. le cose le riuscivo a guardare lo stesso, e se proprio volevo vederle bene allora mi avvicinavo, in modo da vederle anche meglio di prima. con gli occhiali mi sembrava di vedere bene, ma non era così.
non mi interessava più nulla di nulla, certe volte stavo ore al buio cercando di disegnare la stanza senza vederla. a memoria. poi ci provai con altri posti che conoscevo meno. era difficilissimo, pensavo di sapere come erano fatti la mia strada, per esempio, o i soliti locali che frequentavo… ma mi accorsi che non sapevo quasi nulla, davo tutto per scontato. pensai che se davo per scontato quello, chissà quante altre cose mi ero perso. cominciai a pensare di non aver visto mai il mondo in cui vivevo.
cara laura, tu, la mia famiglia, i miei amici…. nessuno di voi avrebbe potuto capire, e del resto eravate ormai l’ultimo dei miei pensieri. credimi, ti ho amato veramente, ma nel modo sbagliato. non so cosa mi venne in mente, ma mi piazzai sul tetto di casa mia e cominciai a guardarmi attorno, guardavo, disegnavo, confrontavo, rifacevo, seguivo i cambiamenti dell’ambiente circostante, contavo, studiavo ogni cosa. finchè qualcuno non chiamò la polizia. forse un vicino, o un familiare. non so.
venni cacciato dentro una clinica, manicomio, ospedale…. chiamalo come vuoi, a me non fa differenza. per i primi mesi non parlai con nessuno, poi cominciai a spiccicare qualche parola. cercai di far capire cosa volevo fare e qual’era il mio obiettivo, ovviamente. non mi interessavano le chiacchere inutili con cui prima ero solito passare il tempo. è anche per questo che ti scrivo: per gentilezza. mi dicono che volevi sapere come sto, ora lo sai, e sai anche che mi è successo, o almeno sai la mia versione. non pensare di venire a trovarmi, perchè per me sarebbe indifferente, e comunque sono occupato qui. devo disegnare tutto quanto, e tra una cosa e l’altra trovo anche il tempo per fare qualche tavola di “samurai reborn”. all’inizio mi avevano tolto carta e matita, dicevano che mi alienava, ma sono diventato violento su me stesso e su gli altri così ora mi concedono di disegnare. non è così male qui, ho tempo per il mio lavoro, e nessuno mi disturba. in camera mia ho 1600 piastrelle e riesco quasi a disegnarle tutte uguali.
ora ti lascio, spero di aver chiarito i tuoi dubbi.

ti invio un disegno che ho fatto mentre scrivevo questa lettera.

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puttana di vita

12 febbraio 2011

solo io riesco a farmi chiamare dal collega pubblicitario al giovedì e farmi dire che la riunione di venerdì è annullata, e poi venerdì mattina farmi chiamare dal capocollega pubblicitario e farmi dire che mi stanno aspettando in riunione, e siccome sono ancora a letto mi lavo e mi vesto e vado in riunione con dei pezzi grossi e sono in jeans, tuta, capelli sparati con le caccole negli occhi e il muco nelle vie respiratorie perchè sono appena alzato.

evviva adamo ed eva che ci hanno generati.

domanda umana

8 febbraio 2011

io non mi ci raccapezzo come mai che ho messo i widget, quei così lì, che c’è n’è uno che dice che ti fa vedere che ci mette i post più visitati e c’è il mio disegno del babbo natale ciccione che spara alla tv da sbronzo. si vede che sto blog è frequentato da gente acculturata, soprattutto il sottoscritto cioè me.
ecco, io in questo giorno che sto lavorando cioè disegnando perchè non mi venite a cagare il cazzo che disegnare non è un lavoro, perchè a me finchè mi pagano è un lavoro.
poi vorrei vedere se ci fosse lo sciopero degli illustratori e dei disegnatori come sarebbe di merda il mondo senza disegni, ci avete mai pensato, eh?
che comprate i fumetti e ci sono solo le parole, allora dite “tantovale che compro un cazzo di libro” e lo comprate e non c’è nemmeno la copertina perchè non ci sono disegni, e c’è solo la foto dell’autore che molte volte ha la faccia come il culo e poi è pure morto magari. oppure comprate la birra e non c’è il baffo moretti, c’è scritto solo birra e ve la bevete tristi, oppure nei biscotti c’è la foto di uno che mangia i biscotti e non è tanto convinto, e non ci sono quelle belle immagini a scopo illustrativo che fanno apparire belle anche le schifezze del macdonalds.
ecco, vorrei vedere come staremmo tutti male senza i disegni. cazzo.

pioggia

8 novembre 2009

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piovve ancora, e ancora e ancora. cazzo, è vero che piove sempre sul bagnato. in campagna dicono che l’acqua chiama acqua, detto secondo il quale se piove, pioverà. un pò come la legge di murphy, in dialetto romagnolo però.

tutto sommato gli piaceva la pioggia, un pò perchè quando lavorava in campagna un giorno di pioggia era un giorno di vacanza, e un pò perchè è bello poltrire a casa quando piove, e vedere le pozzanghere che si colmano per strada, mentre in casa l’unica cosa che si colma è la tazza di caffè o di tisana calda. l’altra cosa bella della pioggia era il prima, perchè quando lavorava in campagna e arrivava il diluvio, c’erano nuvole nere ovunque, a perdita d’occhio, in tutti e quattro gli orizzonti il cielo era grigio o scuro, e tutto sommato era una cosa piacevole da vedere. poi diciamolo, la pioggia mette in quello stato di semi-malinconia che fa riflettere, e non è male nemmeno quello, anzi è un ottimo pretesto per cercare compagnia, guardarsi un film, fumare una sigaretta e bere un tè. insomma, non è come quando ti va tutto bene e sei contento, ma non è nemmeno così male.
la pecca della pioggia è che il traffico si congestiona, se devi andare in giro o prendere il treno o i mezzi pubblici è la morte in piena regola, l’orrore, il turbamento. meglio stare in casa a fare degli acquerelli….

e poi cazzo, l’altra cosa brutta della pioggia è che il mio cane (che è un bovaro delle fiandre) siccome ha circa una spanna e mezzo di pelo semi-impermeabile e antiproiettile, quando piove se ne sbatte, e gironzola in giardino, fa i cazzi suoi e si infradicia tutto. e poi ovviamente vuole giocare quando esci, incurante del fatto che è ridotto peggio di un mocio vileda usato in una palude. poi dopo il pelo gli fa tutti i rasta e mi tocca pulirlo, l’ultima tosata estiva che gli ho dato è durata 3 ore.

ma parliamo del mio acquerello. mi piacciono le case, e siccome gli acquerelli non li so usare uso solo il nero così mi sbatto poco e devo ragionare solo di toni grigi. non so se da l’idea della pioggia però…. a me sì, ma chissà, io mica ci capisco di queste cose.
avevo detto che postavo quando pioveva e oggi piovve e postai. e bevvi tè caldo.

poi c’è una roba anche che volevo dire, cioè che il cielo nuvoloso mi affascina, perchè mi piace disegnarlo. forse so perchè. allora, pensate un cielo azzurro, sereno: cosa vedete? tanto azzurro, dappertutto. se dovete disegnarlo? una piattellata di azzurro, o di bianco se fate in B/N. cioè, in pratica non dovete disegnare niente.
ora pensate un cielo nuvoloso, da temporale come quello di questi giorni: cosa vedete? nuvole, nuvole, di tutte le forme, sovrapposte, che si muovono, girano, si incastrano, cambiano…. se dovete disegnarlo? un casino di roba. insomma, da molto più gusto questo cielo da disegnare, rispetto a quello prima. secondo me è per questo che disegnare la pioggia mi piace così tanto! non ci avevo mai pensato prima.

l’albero

12 ottobre 2009

albero

a voi non rilassa? a me sì…..

per farlo sono andato al parco, ho girato cercando un albero giusto, e questo mi sembrava giusto (per chi fosse interessato, è un albero del parco bucci a faenza, verso il fondo del parco, dove c’è via marozza, verso i campi da tennis se ben ricordo). poi l’ho studiato un pò, mi ci sono seduto sotto e ho cominciato a disegnarlo, e disegnare un albero non è mica facile. perchè per farlo bene è un pò come costruirlo, quindi vuol dire che devi visualizzare e concepire ogni singolo ramo. se poi ne poti uno per rendere meno complesso il disegno, devi sapere quale potare per non squilibrare la composizione. e poi ci sono le foglie, che quelle ti ci perdi sempre perchè sono tante, non stanno mai ferme, e fai fatica a capirle. però con pazienza ci si arriva. oppure potresti fare una cosa sommaria, pensare che le foglie sono delle masse uniche di verde, ma poi viene male. perchè il punto è proprio questo, che mentre fai l’albero devi capire che i rami e i tronchi sono tondi e si intrecciano tra di loro, quindi pensi in 3 dimensioni, e intanto l’albero ti guarda e ti dice “uè, fammi bene se no mi spezzo un ramo grosso e te lo calo sulle tempie!” “vai tranquillo albero, vedi che ti faccio un bel lavoro”. poi sono tornato a casa, ho ricalcato lo schizzo e l’ho colorato con gli acquerelli, cercando di dare ragione di esistere a ogni venatura e ogni singola foglia. oh, a me rilassa tanto fare queste cose, se poi vengono bene ancora meglio. se è vero che l’albero si chiede “a che cosa servono, i miei rami stupidi?” è vero che la risposta è che servono a far rilassare me.