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social animal

11 luglio 2011

sono in mutande dopo una afosa giornata di lavoro, quindi mi sono detto:

“quale momento migliore per scrivere un bel post sul mio blog zoppicante?”

andiamo indi a incominciar.

l’uomo è un animale sociale, questo lo sappiamo tutti, e in ogni caso basterebbe guardare un video di jenna jameson o laura panerai su you porn per capire che ci piace integrarci in branco.
soprattutto ai fini riproduttivi.
ed è per questo che fin da piccoli, noi cuccioli mammiferai ci inseriamo in numerosi gruppi quali la parrocchia, gli scout, gruppi sportivi o extrascolastici, per arrivare a cose più impegnative in età adulta, vedi gruppi politico/sociali di vario genere, o anche solo circoli sportivi o culturali.
ebbene, il fine ultimo di questi è ovviamente la riproduzione.
eh dai, non venitemi a raccontare che del cucito o dei medici senza frontiere frega un cazzo a qualcuno!
poi si sa, i parrocchiani sono i peggio bestemmiatori dell’intera razza umana, te lo dico io che vanno in parrocchia solo per rimorchiare.

o almeno così dice un caro amico mio, uno saggio. mi ricordo che mentre parlavamo di questo argomento, mi disse, con voce sognante:

“caro amico mio, al mondo ci sono 2 tipi di uomini: quelli a cui piacciono le donne grasse con le tette grosse, e quelli a cui piacciono le donne grasse con le tette piccole.”
“e tu a quale appartieni?” gli chiesi.
“io? a me piacciono i trans.”
e da lì capii cosa ci faceva quella mutanda fallica (dicesi anche strap on, basta digitarlo su you porn e capirete) sul suo comodino.
tuttavia la stima che ho per lui permane.

ma dicevamo, l’uomo è un animale sociale! proprio l’altra sera sentivo il bisogno di esserlo anche io, e quindi decisi di accompagnare un amico ad una festa, imbucandomi.
diciamo che me ne pentii 3 secondi netti dopo, ed ero appena uscito di casa!
“sto migliorando…”pensai. di solito me ne pentivo dopo 10 minuti.

la cosa divertente è che questa socialità si incentra sul futile: sbronza, paglie, droghe leggere, musica a tutto volume. livello di conoscenza: zero barrato.

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e poi, vogliamo parlare dei social network? cioè, seriamente, dai. tu, utente che ti registri a qualsiasi cosa e che possiedi il mio indirizzo mail, pensi veramente, ma veramente che io abbia bisogno di ricevere una mail da te ogni settimana per ricordarmi che ti sei registrato su linkcazzofacciaculobook(chino) e che vuoi che io mi registri? sei davvero così sciocco? o stronzo?
poi magari non ci sentiamo da mesi, forse anni. ti ho mandato più volte link con i miei lavori o il mio blog. hai mai risposto? col cazzo. allora mi devi triturare i coglioni perchè vuoi che ti faccia salire un counter delle cazzovisite?

spiacente, ho più a cuore la migrazione delle tartarughe nell’emisfero boreale.
lì sì che c’è adrenalina. un pò come quel tipo che conoscevo che andava a puttane, e ne caricava 4, di cui 3 erano in realtà maschi.
“ma ti piacciono i trans?”
“no, perchè?”
“allora perchè vai con 4 puttane quando sai che 3 in realtà sono maschi?”
“mi piacciono le sorprese, non voglio una vita piatta fatta di routine quotidiana!”
“la tua routine quotidiana è andare a puttane?!?”

non mi rispose, e guardò oltre, verso l’orizzonte.

love letter, varie ed eventuali.

28 Mag 2011

cara laura,

ti scrivo perchè penso di doverti qualche spiegazione. scusa se ho aspettato tanto, ma il tempo qui passa così lentamente….
partiamo dall’inizio. il giorno che impazzii, stavo consegnando l’ultima tavola del mio fumetto, “samurai reborn”. so che il titolo non ti è mai piaciuto, ma sai quanto me che spesso era l’editore ad avere l’ultima parola su queste cose. quel giorno mi recai dal grafico, e indossavo le mutande sopra i pantaloni. pensarono subito ad una mia stravaganza artistica, e ci ridemmo su.
ma io non me ne ero accorto.
insomma, mi ero alzato, vestito, e ad un certo punto mi resi conto che non avevo indossato le mutande. allora le infilai, ma avevo già sopra i pantaloni. il punto è che non mi sembrò affatto strano.
se devo essere sincero, forse qualche avvisaglia di pazzia c’era già da prima. ricordi le mie manie, piccole ossessioni, come quando dovevo per forza pulirmi i piedi su un tappeto prima di entrare in un locale, o quando non riuscivo a dormire se il tappeto sotto al letto non era perfettamente stirato. ci ridevamo su…forse quella era già pazzia?
dopo l’episodio delle mutande ne seguirono altri. cominciai a dimenticare cose banali. di accendere il cellulare. di guardare la mail. di chiudere a chiave la porta di casa. l’editore mi pressava, voleva che io continuassi la serie. disegnai un altro episodio, ma ebbi un problema. per 12 pagine disegnai sempre la stessa tavola, che si ripeteva, con qualche piccola differenza. differenze che vedevo solo io e che mi parevano giganti. non te ne parlai perchè in quel periodo non ci sentivamo. ad essere sincero, non ti pensavo. la mia visione delle cose stava cambiando… cominciai a vestirmi sempre uguale, con gli stessi jeans, la stessa maglia. ogni sera li lavavo per averli pronti il giorno dopo. un giorno un amico mi invitò per colazione, e all’improvviso mi venne in mente che non la facevo da un mese. mollai cellulare, mail, telefono, posta, campanello. tutto. ero irreperibile. spesso me ne stavo a spasso a disegnare quello che vedevo. mi piaceva molto disegnare la natura, e anche qualche scorcio della mia città. sparii per 2 giorni. quando tornai trovai l’editore a casa mia, ero in leggero ritardo con le tavole.
“dove cazzo eri? è 2 giorni che ti cerco!”
“ero a firenze.”
“a fare cosa?”
“a disegnare.”
smisi gli occhiali, non mi importava di vedere sfocato. le cose le riuscivo a guardare lo stesso, e se proprio volevo vederle bene allora mi avvicinavo, in modo da vederle anche meglio di prima. con gli occhiali mi sembrava di vedere bene, ma non era così.
non mi interessava più nulla di nulla, certe volte stavo ore al buio cercando di disegnare la stanza senza vederla. a memoria. poi ci provai con altri posti che conoscevo meno. era difficilissimo, pensavo di sapere come erano fatti la mia strada, per esempio, o i soliti locali che frequentavo… ma mi accorsi che non sapevo quasi nulla, davo tutto per scontato. pensai che se davo per scontato quello, chissà quante altre cose mi ero perso. cominciai a pensare di non aver visto mai il mondo in cui vivevo.
cara laura, tu, la mia famiglia, i miei amici…. nessuno di voi avrebbe potuto capire, e del resto eravate ormai l’ultimo dei miei pensieri. credimi, ti ho amato veramente, ma nel modo sbagliato. non so cosa mi venne in mente, ma mi piazzai sul tetto di casa mia e cominciai a guardarmi attorno, guardavo, disegnavo, confrontavo, rifacevo, seguivo i cambiamenti dell’ambiente circostante, contavo, studiavo ogni cosa. finchè qualcuno non chiamò la polizia. forse un vicino, o un familiare. non so.
venni cacciato dentro una clinica, manicomio, ospedale…. chiamalo come vuoi, a me non fa differenza. per i primi mesi non parlai con nessuno, poi cominciai a spiccicare qualche parola. cercai di far capire cosa volevo fare e qual’era il mio obiettivo, ovviamente. non mi interessavano le chiacchere inutili con cui prima ero solito passare il tempo. è anche per questo che ti scrivo: per gentilezza. mi dicono che volevi sapere come sto, ora lo sai, e sai anche che mi è successo, o almeno sai la mia versione. non pensare di venire a trovarmi, perchè per me sarebbe indifferente, e comunque sono occupato qui. devo disegnare tutto quanto, e tra una cosa e l’altra trovo anche il tempo per fare qualche tavola di “samurai reborn”. all’inizio mi avevano tolto carta e matita, dicevano che mi alienava, ma sono diventato violento su me stesso e su gli altri così ora mi concedono di disegnare. non è così male qui, ho tempo per il mio lavoro, e nessuno mi disturba. in camera mia ho 1600 piastrelle e riesco quasi a disegnarle tutte uguali.
ora ti lascio, spero di aver chiarito i tuoi dubbi.

ti invio un disegno che ho fatto mentre scrivevo questa lettera.

Summer wars, recensione di.

6 novembre 2010

caro blog,

ieri sera sono andato a vedere un film figata, che mi è piaciuto proprio di molto. era a bagnacavallo, famosa località di cavalli bagnati dove si vede che si divertivano a bagnarli, poi ieri sera non ci ho visto cavalli in giro perchè secondo me se li bagnano col freddo poi prendono la polmonite.
era l’ultima proiezione legata all’ottobre giapponese, un mese dove qua nella romagna facciamo tutte cose giapponesi e mangiamo anche giapponesi, che ci piace tanto.
il film si chiama summer wars, il regista è Mamoru Hosoda, che di suo avevo già visto la ragazza che saltava nel tempo, che era la storia di una tipa che saltava avanti e indietro nel tempo, insomma un film che mi è piaciuto anche quello assai. ma torniamo a summer wars!

summer wars è un anime a mio parere molto commerciale, animazione a livelli eccelsi (mad house, mica cazzi), sceneggiatura e dialoghi appassionanti e ben scritti, lo stesso per la regia che non sbaglia un colpo. il mio “molto commerciale” non è affatto dispregiativo, anzi è bello vedere prodotti che riescono a raccontare temi interessanti con la semplicità che cattura il grande pubblico. ma magari vi spiego un pò di storia, così vi fate un’idea.

kenji è un genio della matematica, roba che risolve dei codici che fa spavento, è in grado di dirti con esattezza che giorno era il 13 agosto del 1516 perchè nella sua testa in pochi secondi calcola se il 1516 era bisestile o no, quindi poi sa come retrocedere nel tempo.
kenji è anche uno sfigato, che ovviamente ha un solo amico nerd e come lavoretto part time vigilano sulla manutenzione di Oz, una specie di social network stile facebook. la differenza è che oz offre infinite possibilità, perchè su oz puoi fare la spesa, e puoi gestire la tua attività lavorativa. nel senso che se sei il direttore di una banca, tramite il tuo account di oz puoi gestire le attività della tua banca. ovviamente quasi tutti gli abitanti del pianeta hanno un account di oz, bambini, operai, politici, manager ecc. ecc.
insomma kenji è il tipico nerd giapponese sfigato, e un giorno una sua amica, tale natsuki, decide di approfittarsi di lui. gli chiede di accompagnarla a trovare la nonna per 4 giorni, solo che quando arriva là kenji scopre che è stato fregato, per 2 motivi:

1 – natsuki lo spaccia per il suo fidanzato per fare contenta la nonna che compie 90 anni. solo che nastuki a kenji mica gliela molla.

2 – la famiglia di natsuki è una famiglia enorme, ricca, e piena di matti, la nonna in primis, ma anche gli zii non scherzano.

a questa situazione incresciosa si aggiunge un ennesimo problema. qualcuno riesce a introdursi nel sistema di oz e a fregare account, combinare casini e danni di entità notevole. sì perchè visto che su oz si può fare tutto, se con l’account del ministro alla difesa entri nel sistema del pentagono puoi sparare qualche missile nucleare in qua e in là. se con l’account del direttore dei trasporti entri nel sistema delle ferrovie eccetera eccetera puoi scasinare tutto e i treni si sbagliano. e così via.
il punto è che di tutto sto casino viene incolpato kenji. ora non vi dico tutta la storia se no vi rovino la goduria di vedervelo. però occorre fare qualche appunto.

il film è molto giapponese, nell’ambientazione ma anche nei temi trattati; famiglia, tradizioni, ecc. si avverte molto il salto generazionale tra la nonna e i giovani d’oggi, la differente mentalità, la casa in campagna con il tempio annesso e l’appartamentino di città. il richiamo della famiglia, lo stare uniti per affrontare le avversità (celebre la frase della nonna “non c’è niente di peggio che essere affamati e non avere qualcuno da tenere per mano di fronte ai problemi”), insomma c’è questo confronto tra il vecchio e il nuovo che pur essendo trattato in maniera leggera offre un certo quadro sociale. poi c’è oz, il sistema virtuale che ha conseguenze reali, con tutti i rischi del caso. il rapporto uomo macchina (in cui i giapponesi sono maestri), che ci porta quasi ad essere dipendenti dai nostri mezzi. pensate ai blog, al cellulari, alle mail e alle chat, a come tutto questo si è sostituito alle telefonate dalla cornetta, ai citofoni, alle suonate di campanello, all’andare a puttane, alle lettere, ai rullini fotografici, ai mangianastri, e chi più ne ha più ne metta. il signor mamoru hosoda estremizza (anche se di poco….) la situazione, mostrandoci conseguenze che potrebbero non essere poi tanto distanti dalla realtà.
in sostanza il film tocca alcuni temi interessanti, anche se lo fa in maniera molto ironica e tranquilla. non mancano le tipiche scene giappo lievemente demenziali o melodrammatiche, quindi piacerà anche ai fan degli anime un pò più scanzonati.
have a look.

facebook

9 ottobre 2009

ok, il titolo serve solo a far venire qui un sacco di persone che scrivono “facebook” su google. ehi tu, utente che finisci in questo articolo per caso, aspetta, non tornare indietro, concediti 2 minuti per leggere le mie perle di saggezza.
intanto premetto una cosa: io facebook non ce l’ho. twitter nemmeno, e tutte le altre robe tipo badoo o che so io…. manco quelle ho. usavo myspace quando suonavo coi gattiapagina4, e avevamo la pagina del gruppo perchè poi andava di moda che tutti i gruppi della zona avevano la pagina di myspace e ti facevi pubblicità così. anche se in verità penso che a noi non ha mai cambiato un cazzo la pagina di myspace o meno, tanto i contatti che avevamo lì li avevamo stabiliti di persona. quindi fanculo myspace (lo so, lily allen ci ha fatto i soldi, ma lei aveva delle bazze già da prima e cmq è gnocca, quindi era avvantaggiata).
riguardo a facebook e simili, io non ce le ho perchè alla fine mi scoccia avercele, non controllerei mai il mio profilo e non lo aggiornerei mai. almeno questo è quello che penso, perchè penso che nessuno si cagherebbe il mio profilo. magari se mi aprissi facebook avrei tantissimi fans e controllerei tutti i giorni quanti fans si strappano i capelli per me, e se avessi badoo andrei a vedere tutte le foto delle ragazzine di 17 anni che si fanno le foto semiporno col cell, quello sì, infatti più di una volta sono stato tentato di registrarmi con un profilo fittizio, qualcosa del tipo “il guardone”, magari con una foto dove si vede un’ombra vestita con cappello e impermeabile e un giornale dietro cui nascondersi, e nessun’altra informazione. questo potrei farlo, se per caso qualcuno di voi è registrato su badoo e vede una roba del genere sapete chi denunciare. cmq una volta mi è successa una cosa.

ero a bologna alla festa di laurea di un amico, ho incontrato una persona che non vedevo da anni, e dopo le solite chiacchere di rito ho detto

“ok ciao, magari ci si vede qualche volta….”
“mah, non so…. ce l’hai facebook?”
“no.”
“ah allora no. ciao”

ecco, come potete vedere ci sono persone che valutano le loro relazioni sociali in base all’appartenenza ad un social network. mah…. che sia il caso di aprirmici una paginetta?