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crouching tiger, hidden dragon, squalo sono me.

14 febbraio 2012

(attenzione. per capire questo post dovete aver letto le altre avventure sul tigrone tony, la tigre dei frosties: la prima e la seconda).

l’altra sera sono andato a mangiare una pizza nevosa, in un ristorante nevoso in una pianura campagnola, nevosa anch’essa.
era uno di quei sabati che la pizza ci sta proprio bene. ed era anche molto buona, ma veramente buona. l’unico problema, è che in tutta la sala c’eravamo noi e un’altra tavolata famigliare, di coppie giovani con figli e nonni al seguito. e poi è arrivato il pianobar. la donna del pianobarista, appena ci vede ci accalappia subito.

“ragazzi, se volete stare qua bisogna cantare. fate un pezzo di vasco rossi, magari dei modà?”
eh.
oh?
uh?
“prima possiamo mangiare, grazie?”
“sì ma dopo cantate.”
“neanche morti.”
“uhmpf.”

ma poi chi cazzo sono i modà? cos’è, un gruppo nato da uno che stava camminando per strada, è scivolato su una merda e poco prima di spaccarsi il cervelletto sul marciapiede ha esclamato “porca modà!” invece di “porca madò!”? bho.
in ogni caso, la musica era esagerata e ad un certo punto una giovane mamma sexy ha cantato “vivo per lei” assieme al pianobarista, inutile dire che entrambi erano intonati quanto lo scroto di un rinoceronte che sbatacchia in una palude. al momento di “sfiorarla con le dita” a lei sono uscite le tonsille e una credo sia volata nel forno a legna del pizzaiolo, che ha sbottato e al grido di “basta, non si può andare avanti così! io me ne vado, cazzo!!!” se n’è andato.
io, non potevo far altro che autolesionarmi macinando del pepe nero dentro la birra e stordirmi così, con dell’alcool piccante.
ho pensato alla musica. così, come dicevo, stamattina sono andato a trovare il mio amico Tony, la tigre dei frosties

quindi sono andato a trovarlo al suo appartamento, in una zona periferica della mia città.
“hey tony, cavolo ti sei sistemato per bene! guarda qua che bel tiragraffi che ti sei fatto!”
“eh già….” mi ha risposto lui, un pò svogliato. era seduto su uno sgabello, davanti al tavolo della cucina. con la sua zampona rimestava una ciotola di latte e frosties ormai troppo inzuppati, mentre la sua codona spazzava per terra. il suo fazzoletto era sporco e liso.
“vuoi?” mi fa, porgendomi la tazza.
“ehm… no grazie. ma che hai, tigre? sei triste? dai che stasera comincia sanremo, non sei contento…?”
“mah… insomma….”
“quanti testi hai scritto quest’anno?” faccio io. l’occhio mi corre sulle sue mensole, dove ci sono foto di tony accanto a moltissime star italiane.

“guarda! guarda qui e poi dimmi se non ho ragione ad essere depresso!!!” ruggisce, porgendomi un foglio.

il foglio è tutto strapazzato e ci sono evidenti segni di annusate e graffiate. è il testo di una canzone:

“Lo squalo sono me

Sono il padrone
l’ imperatore
dio degli abissi e delle liquidità
morto uno squalo se ne farà un altro
perchè c’ è già qualcuno che vuol mangiar me”

e continua più o meno uguale.
“cazzo tony, non leggevo una cagata simile dai tempi della cover di creep fatta da vasco. mi pare che ci dai dentro, eh?”
“magari, amico, magari….” fa lui, facendo due giri su sè stesso e accucciandosi sopra un tappeto. “non l’ho scritto io… ormai se li scrivono da soli.”
“ma… vorresti dire che questo l’hanno scritto i litfiba da soli? senza il tuo aiuto??”
“così pare, amico.”
si ferma un attimo, sbadiglia e con la zampa posteriore si gratta dietro un’orecchio.
“ormai non c’è più posto per il vecchio tony… pensa che nessuno mi ha contattato per sanremo, quest’anno…!”
“non dire così tony… vedrai che da qualche parte c’è ancora qualcuno che ha bisogno di te e dei tuoi testi insulsi e stupidotti!”
“una volta, forse. quando la gente era intelligente e riusciva a scrivere bei testi. allora sì, che per scrivere delle cagate aveva bisogno di una tigre. che poi lo sai che noi tigri non sappiamo manco leggere??”
“mi pareva.” faccio io.
“ma ora… ora la gente ha imparato ad essere stupida. a dire cose vuote, senza contenuto. non c’è più bisogno di qualcuno che lo faccia al posto loro.”

tony, amico mio. è dunque la fine? è dunque giunto il momento in cui l’umanità ha imparato ad essere stupida senza l’aiuto di nessuno?

love letter, varie ed eventuali.

28 maggio 2011

cara laura,

ti scrivo perchè penso di doverti qualche spiegazione. scusa se ho aspettato tanto, ma il tempo qui passa così lentamente….
partiamo dall’inizio. il giorno che impazzii, stavo consegnando l’ultima tavola del mio fumetto, “samurai reborn”. so che il titolo non ti è mai piaciuto, ma sai quanto me che spesso era l’editore ad avere l’ultima parola su queste cose. quel giorno mi recai dal grafico, e indossavo le mutande sopra i pantaloni. pensarono subito ad una mia stravaganza artistica, e ci ridemmo su.
ma io non me ne ero accorto.
insomma, mi ero alzato, vestito, e ad un certo punto mi resi conto che non avevo indossato le mutande. allora le infilai, ma avevo già sopra i pantaloni. il punto è che non mi sembrò affatto strano.
se devo essere sincero, forse qualche avvisaglia di pazzia c’era già da prima. ricordi le mie manie, piccole ossessioni, come quando dovevo per forza pulirmi i piedi su un tappeto prima di entrare in un locale, o quando non riuscivo a dormire se il tappeto sotto al letto non era perfettamente stirato. ci ridevamo su…forse quella era già pazzia?
dopo l’episodio delle mutande ne seguirono altri. cominciai a dimenticare cose banali. di accendere il cellulare. di guardare la mail. di chiudere a chiave la porta di casa. l’editore mi pressava, voleva che io continuassi la serie. disegnai un altro episodio, ma ebbi un problema. per 12 pagine disegnai sempre la stessa tavola, che si ripeteva, con qualche piccola differenza. differenze che vedevo solo io e che mi parevano giganti. non te ne parlai perchè in quel periodo non ci sentivamo. ad essere sincero, non ti pensavo. la mia visione delle cose stava cambiando… cominciai a vestirmi sempre uguale, con gli stessi jeans, la stessa maglia. ogni sera li lavavo per averli pronti il giorno dopo. un giorno un amico mi invitò per colazione, e all’improvviso mi venne in mente che non la facevo da un mese. mollai cellulare, mail, telefono, posta, campanello. tutto. ero irreperibile. spesso me ne stavo a spasso a disegnare quello che vedevo. mi piaceva molto disegnare la natura, e anche qualche scorcio della mia città. sparii per 2 giorni. quando tornai trovai l’editore a casa mia, ero in leggero ritardo con le tavole.
“dove cazzo eri? è 2 giorni che ti cerco!”
“ero a firenze.”
“a fare cosa?”
“a disegnare.”
smisi gli occhiali, non mi importava di vedere sfocato. le cose le riuscivo a guardare lo stesso, e se proprio volevo vederle bene allora mi avvicinavo, in modo da vederle anche meglio di prima. con gli occhiali mi sembrava di vedere bene, ma non era così.
non mi interessava più nulla di nulla, certe volte stavo ore al buio cercando di disegnare la stanza senza vederla. a memoria. poi ci provai con altri posti che conoscevo meno. era difficilissimo, pensavo di sapere come erano fatti la mia strada, per esempio, o i soliti locali che frequentavo… ma mi accorsi che non sapevo quasi nulla, davo tutto per scontato. pensai che se davo per scontato quello, chissà quante altre cose mi ero perso. cominciai a pensare di non aver visto mai il mondo in cui vivevo.
cara laura, tu, la mia famiglia, i miei amici…. nessuno di voi avrebbe potuto capire, e del resto eravate ormai l’ultimo dei miei pensieri. credimi, ti ho amato veramente, ma nel modo sbagliato. non so cosa mi venne in mente, ma mi piazzai sul tetto di casa mia e cominciai a guardarmi attorno, guardavo, disegnavo, confrontavo, rifacevo, seguivo i cambiamenti dell’ambiente circostante, contavo, studiavo ogni cosa. finchè qualcuno non chiamò la polizia. forse un vicino, o un familiare. non so.
venni cacciato dentro una clinica, manicomio, ospedale…. chiamalo come vuoi, a me non fa differenza. per i primi mesi non parlai con nessuno, poi cominciai a spiccicare qualche parola. cercai di far capire cosa volevo fare e qual’era il mio obiettivo, ovviamente. non mi interessavano le chiacchere inutili con cui prima ero solito passare il tempo. è anche per questo che ti scrivo: per gentilezza. mi dicono che volevi sapere come sto, ora lo sai, e sai anche che mi è successo, o almeno sai la mia versione. non pensare di venire a trovarmi, perchè per me sarebbe indifferente, e comunque sono occupato qui. devo disegnare tutto quanto, e tra una cosa e l’altra trovo anche il tempo per fare qualche tavola di “samurai reborn”. all’inizio mi avevano tolto carta e matita, dicevano che mi alienava, ma sono diventato violento su me stesso e su gli altri così ora mi concedono di disegnare. non è così male qui, ho tempo per il mio lavoro, e nessuno mi disturba. in camera mia ho 1600 piastrelle e riesco quasi a disegnarle tutte uguali.
ora ti lascio, spero di aver chiarito i tuoi dubbi.

ti invio un disegno che ho fatto mentre scrivevo questa lettera.

micronarrativa 3: il signor bignami.

11 maggio 2011

il signor bignami è il mio vicino di casa. è un ometto di mezz’età, con gli occhiali, e di mestiere scrive sulle riviste di cinema e letteratura. scrive quei trafiletti dove c’è la trama di un film riassunta in due righe.
ieri l’ho invitato a pranzo, gli ho fatto vedere qualcuno dei fumetti che sto disegnando.

“sono troppo lunghi” mi ha detto. “quello che racconti in queste 20 pagine potrebbe stare in 10”.

durante il pranzo mi ha raccontato che gli hanno contestato un pezzo che aveva scritto al lavoro. volevo chiedergli cosa c’era scritto, ma non ho fatto in tempo. è passato subito a riassumere la sua vita delle ultime 4 settimane, in cui ha avuto un incontro amoroso, ha fatto la spesa, e è stato a teatro a vedere un musical, che a lui i musical piacciono molto. dice che è come vedere un concerto e un film assieme. sul suo incontro amoroso non si è soffermato molto, dice sempre che non ha fortuna con le donne.

“non riesco a capire che senso ha la parte iniziale, del corteggiamento, quando sappiamo entrambi le nostre reciproche intenzioni.”

il signor bignami è un pò sbrigativo, a volte. quando gli ho proposto di venire a pranzo da me, ha risposto “vengo, ma non preparare primo, secondo, contorno, e dolce. meglio un primo che contenga anche carne, in modo da avere 2 portate in una. per il dolce, basta un gelato al caffè con una spruzzata di brandy.”

così aveva dolce, caffè e ammazzacaffè tutto in uno.
il signor bignami sul suo campanello ha scritto nome, cognome, numero di telefono e orari in cui è in casa, così sai sempre se lo trovi o no. e se non lo trovi puoi chiamarlo al cellulare. ma di solito non risponde, preferisce gli sms, che sono più sintetici.
durante il pranzo abbiamo parlato di cinema.

“signor bignami, visto il suo lavoro, sarà un esperto di cinema!”
“non tanto. il cinema non mi piace.”
“eppure pensavo che fosse un appassionato…insomma, scrive recensioni, giudizi……”
“trame. scrivo trame. riassunti.”
“e non le piace il cinema? non deve vedere i film prima di scriverne la trama?”
“li guardo al quadruplo della velocità. saltando le parti intermedie.”

il signor bignami adora le striscie quotidiane del giornale, come i peanuts. su questo ci troviamo d’accordo, amiamo entrambi schultz, e bill watterson. adora gli spot sotto i 30 minuti, le barzellette, e la micronarrativa.

il pranzo è durato 45 minuti, al termine dei quali il signor bignami si è alzato, mi ha ringraziato mentre usciva e ha aggiunto che “ripeteremo presto.”

ho chiuso la porta, e mi sono seduto sul divano con una tazza di tè. sul mobiletto dell’ingresso c’era il giornale, e ho pensato di dare un occhio alla pagina del cinema. c’era una serie di trafiletti dedicati ad una restrospettiva sui film romantici/drammatici ad un cinema d’essai. c’erano almeno una dozzina di titoli, con un unico rigo scritto per tutti:

“lui muore.”

“scritto da M. bignami”.

micronarrativa 2

25 aprile 2011

per te, solo per te, esclusivamente per te, uomo che leggi solo le prime 5 righe di qualsiasi cosa (istruzioni comprese) e del resto non te ne frega un tubo.

per te, solamente per te, che dopo i primi 20 minuti di un film sei già talmente appagato da poter dormire e russare senza rimorso.

per te, che alle 100 pagine preferivi tenerti le mille lire, solo per te, che per montare un armadio dell’ikea ti fermi alla base.

micronarrativa 2: gli inizi.

e basta.

1 – “questa è l’ultima volta.” pensò jim, prima di darle uno schiaffo.

2 – “questa è l’ultima volta.” pensò betty, mentre lui stava per darle uno schiaffo.

3 – “questa è l’ultima volta.” pensò bob, il vicino della finestra di fronte, mentre sollevava la cornetta e componeva il 911.

4 – “questa è l’ultima volta.” pensò carter, il tossico del piano di sotto, mentre si iniettava l’ennesima dose.

5 – “questa è l’ultima volta.” pensò nervosamente ted, mentre riceveva la chiamata per violenza domestica in corso.

6 – “questa è l’ultima volta.” pensò il cane del signor bob, mentre si mangiava le pantofole del suo padrone.

7 – “questa è l’ultima volta.” pensò il partner di ted, roy, mentre scendevano dalla volante e si dirigevano verso l’appartamento del signor jim, che abitava sopra il signor carter, nello stabile esattamente di fronte a quello dove abitava il signor bob con il suo cane.

ma siccome tutti sapevano che era l’ultima volta, i poliziotti fecero dietro front, il signor bob rimise giù la cornetta, il cane smise di mangiare le pantofole del suo padrone, carter smise di farsi, e jim disse “eh tranquilli, tanto era l’ultima volta” e non schiaffeggiò più betty, e ora vivono felici e contenti.

FINE

micronarrativa: lui e lei.

20 aprile 2011

micronarrativa per te, solo per te, uomo che dopo 10 righe ti sei rotto il cazzo.
brevissimi racconti ricchi di eventi densi e importanti, raccontati in stile metronomo, solo per te, esclusivamente per te, lettore che hai le capacità cerebrali di una tazzina da caffè.

vuota.

c’è lui, e lo chiameremo francesco. poi c’è lei, la chiameremo elena.
lui è un ragazzo sui 25, tranquillo, normale, carino e timido. lei è di poco più giovane, bassa, molto bella e molto simpatica.
francesco e elena si conoscono, vanno d’accordo, lei è fidanzata con un ragazzo scemo e iper geloso, è annoiata da questa storia, comincia a frequentare francesco, un giorno si baciano perchè lui è interessato e lei lascia intendere di essere in rotta con il moroso e disponibile per francesco. dicevamo, si baciano, è estate, lei rimane lo stesso un pò confusa, vuole chiarire con il moroso, passa l’estate e lei evita francesco che la cerca e non capisce e vuole risposte. si sentono qualche volta ma non si vedono.
natale, lei lo contatta:

LEI: “ciao come stai?”
LUI: “insomma. mi dispiace che non ci vediamo più, non capisco perchè ti fai sentire adesso di punto in bianco”
LEI: “scusa, ho avuto un pò di problemi, sai….”

segue una serie di dialoghi semi inutili dove lui è incazzato per l’assenteismo di lei, e lei è incazzata perchè lui è incazzato e un pò scontroso.

altri dialoghi inutili.
stop ai dialoghi, si danno una sorta di addio litigioso.

francesco, che non è uno stronzo, dopo 4 mesi decide di contattarla almeno per sapere se lei sta bene, e si sente anche un poco in colpa, pensa di essere stato troppo brusco.
lei è felice, si parlano, salta fuori che quella volta a natale elena l’aveva cercato perchè aveva lasciato il moroso definitivamente e voleva stare con lui, ma non era riuscita a dirlo.
francesco è stupito e si sente una merda. si parlano ancora, e giungono all’epilogo della nostra storia.

lei è felicemente fidanzata da 2 mesi, è contenta come non era mai stata, quando ha conosciuto il suo attuale moroso non sentiva francesco da due mesi e l’aveva dato per perso, ora le dispiace un pò ma è felice ed è giusto così.

lui è felice per lei, sta di merda per sè stesso, ha perso il treno, si da del coglione ogni giorno che passa e passerà su questa cazzo di terra, la sera cena e sparecchia da solo, passa una mezz’oretta svogliata su you porn, lavora e la notte non dorme perchè pensa a quanto è stato pirla, appunto.
fine.

per far vedere che.

10 aprile 2011

“stasera proietto, ore 21, se ci sei batti un colpo”

“sono le 20e40, per arrivare lì da dove sono io ci vogliono 10 minuti, ma ce ne metterò 15 perchè mi fermo a prendere 2 birre.”

“io pure”

*click*

il giovedì di primavera è pieno di vita, ormai. il viale si riempie, i locali tirano fuori i tavolini e la gente si attarda ad ammucchiare bicchieri sui banconi dei sorridenti baristi. le stesse facce, non sai il nome ma sai vita morte e miracoli, perchè bisogna dire che se gli occhi solo lo specchio dell’anima, il bicchiere al bar ne è l’armadio, con tutto quello che c’è dentro.
nel tragitto dal bancone alla macchina incontro almeno 10 persone che conosco, le saluto, non ci parlo, le birre in mano pesano, qualcuno stasera mi ha offerto da bere perchè è il mio compleanno, va bene così.
proseguo con passo deciso, salgo in macchina, accendo, retromarcia, sterza, prima, gas, e sono fuori dal parcheggio.

la strada la conosco da tempo, l’ho fatta talmente tante volte che so esattamente le note che il motore deve fare mentre la percorro. non c’è molto da scrivere, su questo. la faccio in 10 minuti netti. arrivo.
parcheggio.
scendo.

la cabina di proiezione è preistorica, avrà almeno 50 anni, così come l’aria che si respira. dalla finestra si vede il circolo parrocchiale, qualche fantasma si aggira tra i tavoli, qualcuno invece ci è seduto accanto. disegno, butto giù un paio di schizzi, riavvolgiamo la pellicola a mano, fa tanto “nuovo cinema paradiso”, e ad un certo punto provo anche un pò di pena per quei multisala moderni, dove delle serate così non le posso più fare. svuotiamo le 4 birre.
fumiamo una paglia a testa.
esco sul tetto, guardo un pò le stelle.
così, tanto per far vedere che a qualcuno frega ancora qualcosa.

per far vedere che.

a che pensi…..?

8 marzo 2011

ho circa 5, forse 6 anni.
sono in cucina nell’appartamento dove ho passato l’infanzia. la tovaglia è azzurra, con dei fiorellini arancioni disegnati sopra. hanno un contorno nero o bianco, non ricordo bene, ma forse bianco. è una tovaglia sottile, i colori sono un poco sbiaditi e c’è qualche macchia di sporco che non è mai andata via, e mai se ne andrà. nel centro del tavolo c’è una scatola di biscotti, è rotonda e di metallo. sopra ci sono delle foto di qualche paese europeo, ma non importa perchè a quell’età non sapevo cos’era l’europa, vedevo solo queste immagini con queste case a punta, e queste statue dorate. leggevo le parole e gli ingredienti, e non capivo un cazzo perchè era inglese e l’inglese non lo sapevo. era frustrante leggere ogni mattina quelle parole e non capirle, e non potevo nemmeno pensare che fosse un’altra lingua perchè non sapevo che c’era l’inglese, quindi pensavo fossero parole in italiano molto difficili e che io non fossi ancora abbastanza bravo a leggerle, e la cosa mi faceva incazzare perchè pensavo sempre di essere bravo a leggere.

sono seduto a capotavola, alle spalle ho la finestra, a destra i fornelli e i pensili, a sinistra il muro con le piastrelle chiare, dritto davanti a me (oltre il tavolo a tiro di formica bianca) c’è la porta che da sul salotto. intravedo la colonna nel mezzo della sala, il divano, la televisione. c’è solo mia madre, sto facendo colazione, forse sto per andare all’asilo o a scuola. mi sa all’asilo, perchè mia sorella non c’è, quindi lei è già andata a scuola. di conseguenza se io sono ancora qui vuol dire che sto per andare all’asilo, visto che comincia dopo. dietro la mia sedia ci sono degli adesivi attaccati, sono adesivi piccoli, di 3 personaggi di asterix. li ho trovati in un ovetto kinder.
non mi sento troppo bene, mi sa che sto uscendo dall’influenza, infatti mia madre mi sta versando lo sciroppo per la tosse in un misurino. lo sciroppo ha quell’odore che non dimenticherò mai, dolciastro, un tipo di odore che in futuro associerò sempre al vomito. questo perchè dopo avermi versato la dose, me la fa bere.

e io, con disgusto, lo rigetto sulla tovaglia, senza nemmeno mandarlo giù. mia madre sospira, io ho gli occhi lucidi per i conati di vomito, e la guardo come dire “cosa ti aspettavi?”.

ecco, è incredibile come più di 20 anni dopo, prendendo lo sciroppo per la tosse, il suo odore mi riporti alla mente certe cose che nemmeno sapevo di poter ricordare.

però porca puttana, in 20 anni almeno lo sciroppo potevano renderlo più gustoso, cazzo!

chiavi di ricerca return (vol.3)

11 febbraio 2011

ciao bestie,

lo sapete che ogni tanto guardo le chiavi di ricerca e dopo averne lette un pò voglio condividerle con voi per mostrarvi quanto in basso un essere umano può cadere e sguazzare. enjoy.

1 – lorenzo uomosbagliato (finalmente qualcuno ha capito che sono sbagliato, cazzo!)

2 – fighe tremende (e cazzi terribili!)

3 – http://www.putane,ut (se magari ci meti anche le dopie poi lo trovi il siito.)

4 – raffaella fico con la figa di fuori (anche perchè avercela di dentro sarebbe un pò difficile…..)

5 – belen con la figa di fuori (dopo questa è il caso che rivedi le tue nozioni di anatomia, eh…!)

6 – la figa di raffaella fico (ecco ora ci siamo!)

7 – enrico papi tette (il famoso essere mitologico che imperversa a mediaset, quando lo incontri ti chiede il prezzo di un putto grande quanto uno scaldabagno, e se sbagli finisci a montare le repliche del suo programma di merda)

8 – negro gli rompe il culo (questo non manca mai… mi chiedo se quello che lo digita si sarà stufato di finire su questo blog….)

9 – ti faccio un culo cosi disegni (disegno anche se non mi fai un culo così, grazie!)

10 – quando uno dice le cose nel momento sbagliato (diventa come me)

11 – uomo puttane (un connubio che ormai dura da secoli, perfino più vecchio di batman e robin)

12 – l’uomo che diceva cazzate (sono io, presente…..!)

13 – scoparsi una quindicenne in mp4 (…ommadonna!)

ed ora tre chicche finali, che sono veramente degne di nota. se gli autori stanno leggendo li invito a postare, vi prego. voglio ricoprirvi di notorietà con le mie 20 visite giornaliere.

1 – perchè repello le donne? (pure a me mi schifano, mannaggia. forse sei parente mio. o forse fai solo schifo.)

2 – giochi di culli che sono pieni di merda (come quando hai 4 anni e tieni la cacca perchè vuoi continuare a giocare, e dopo te la fai addosso. evviva l’infanzia.)

3 – quann due se amano non ce so cazzi fanno a cariola (e questa è una gran perla, anche se non capisco che cazzo la cerchi a fare su un motore di ricerca. mah.)

la storia infinita

1 febbraio 2011

è tempo che riscriva qualcosa allora vi racconto una roba che ho visto stasera che tanto non ve ne frega una mazza ma ve la racconto lo stesso.

tornavo a casa dal bar ed erano le 9 di sera, c’era un tipo sul marciapiede che portava a spasso il cane, che era un mini cane e io lo guardo perchè non mi sembrava un cane anche perchè era addobbato con una cosa strana che ho pensato “non può essere un cane”.
ebbene, guardo meglio e vedo che sto cane ha il fanale lampeggiante attaccato al collare, come le biciclette delle medie che ci attaccavi quel fanale che poi era inutile perchè a scuola te lo sezionavano con un calcione in corsa e tanti saluti alla sicurezza stradale.
allora sto cane col lampeggiante lampeggiava e il tipo lo porta a spasso tranquillo, hai capito lui.
ho pensato che mangari lo metto anche al mio, che è una bestia di 42 chili ed è nero, e la notte non si vede e quando esco in giardino con il buio lo chiamo e non lo vedo, e se è in vena di farmi un gioco dei suoi da canide mi viene alle spalle e mi prende la mano in bocca per giocare, e io sento le fauci e mi cago adosso che mi sembra di essere aggredito da una bestia demoniaca tipo avete presente quella della storia infinita, quella nera che stava nella caverna che era una specie di lupo orso che faceva paura ad atreiu ma che alla fine lui la inchiavicca con un pezzo di roccia? ecco quella lì, che da minorenne mi terrorizzava.

ecco io penso che potrei mettere il faro anche al mio cane così vedo sempre dov’è, ma poi ho paura che siccome è un pò psicolabile dopo il lampeggio lo tira scemo e poi me lo devo portare dallo psicologo. quindi meglio che non ce lo metto e mi tengo la paura.

nuovo anno vecchia merda.

5 gennaio 2011

io dei propositi per l’anno nuovo ce li ho, ma non ve li dico perchè se no non si avverano.
queste vacanze di natale ormai al termine sono state delle belle vacanze, soprattutto perchè poi l’altro giorno mentre tornavo a casa da una riunione al lavoro c’era il sole, era mezzogiorno e mi è sembrato giusto andare in un bar (bar chiamato affettuosamente “quella manica di froci” dati i palesi gusti sessuali dei due ragazzi che lo gestiscono) e farmi un caffè e una pasta con la cioccolata. poi ho letto il giornale che non so fare perchè non lo leggo mai, e le poche volte che lo leggo e come vedere la 10 puntata di lost senza aver visto le prime, cioè non ci capisco un cazzo. quindi leggo solo la cronaca della mia città, che almeno quella la capisco un pò di più. poi non ricordo in quale giornale c’è sempre una pagina dedicata a due procaci fanciulle, penso che la rubrica si chiami “terrazza con vista”. nel senso che se hai una terrazza sopra alla piscina di una di quelle 2 tipe che stanno in foto lì c’hai anche una vista. questo per dire che la cultura ormai è dovunque.

cmq dicevo, insomma, tra froci e tettone mi prendo un caffè, risolvo il gioco dei fiammiferi nella pagina dei rompicapi e poi esco cammino verso la macchina e mi fermo a disegnare poggiato su uno steccato di un marciapiede, con l’ipod nelle orecchie e via, immortalo un pò la scena faentina con le sue mura manfrediane, non saranno tette ma è una bella vista lo stesso.
io ascolto la musica e disegno e me ne frego di quelli che passano e delle macchine che passano e di tutti quelli che forse si chiedono che fa quello lì forse disegna ah che bravo ma cos’è che fa?
che il fatto è che nessuno si ferma mai a disegnare per strada, e se lo fai o sei un barbone o sei autistico, o sei un artista e quindi bho, la gente dice artista ma non sa cosa vuol dire veramente. ma in fondo anche se divento famoso come il ragazzo che disegna per strada a me che mi frega, in fondo c’è di peggio, tipo guardare il grande fratello la sera oppure cercare “raffaella fico gli salta fuori la tetta in un programma televisivo” (voce che wordpress mi segnala come la più ricercata tra quelli che sono finiti qua) e finire su questo blog a leggere di uno che disegna per strada.
grande oggi ho avuto ben 2 visualizzazioni.
poi ho anche un altro problema: ieri sera ho mangiato dei jalapenos piccanti ripieni al formaggio, e stamattina ho fatto la cacca fiammeggiante…sembra una schifezza ma in realtà se ci pensate è una cosa un pò dantesca:

quand’ecco nell’inferno entrammo
per un lungo corridoio camminammo;
un’uscio riportava parole, in un anfratto oscuro
dissi “maestro, il lor senso m’è duro” (se non capite questa andate a vedere quando dante entra nell’inferno, ignoranti)

rispose virgilio, volgare e paziente
“c’è scritto cesso, deficiente!”
dentro si odivano rumori di venti,
gran pianto, e stridore di denti

“o anima pia, qual’è la tua pena?
narrala a me, descriverò la scena”
“ahimè buon poeta”, disse l’anima triste
“sarebbe meglio se voi fuggiste!”

e da sopra la porta sfuggiron le fiamme
mentre l’anima urlava, ormai in panne;
“io me la squaglio” sentii virgilio dire
e altro non ci fu da capire.

insomma, la pena infernale di cagare fiamme sa essere molto romantica se ci pensate. del resto se ci sta uno che si è mangiato i figli, ci può stare anche uno che si è mangiato i jalapenos!